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INDICE
Ø
La profondità di campo nitido;
1 La fotografia di paesaggio: 2 Regole e tecniche di composizione: Ø
Principali modi di comporre unimmagine;
Ø
Attenti al sole ed al mosso;
Ø Il flash nella fotografia a distanza ravvicinata; Corso di fotografia
naturalistica Questo corso di fotografia è diretto soprattutto a fotografi non esperti, che intendono arricchire il proprio bagaglio fotografico ed approfondire le principali regole tecniche e di composizione fotografica. Ci tengo, però, a precisare che è stata mia cura introdurre alcuni aspetti del procedimento fotografico utili ad arricchire il bagaglio emozionale di ciascuno di noi (linsieme di sensazioni, ricordi, emozioni che guidano il fotografo nella scelta del soggetto) e migliorare il controllo dei processi mentali necessari per poter decidere quali elementi vanno inseriti in una fotografia, quando scattare e come esaltare il nostro soggetto. Il corso è strutturato in quattro lezioni teoriche: La macchina fotografica, funzionamento, pellicole, obiettivi ed accessori, il digitale; La fotografia di paesaggio, la luce, regole e tecniche di inquadratura e composizione; Fotografia di fiori ed animali nella natura; Il microcosmo: regole tecniche ed attrezzatura necessaria; e tre uscite sul campo dedicate allattuazione delle tecniche e dei processi fotografici illustrati durante le lezioni. Il presente manuale ha una duplice funzione: permette di seguire meglio le lezioni teoriche ed attraverso le immagini e gli esempi evocare il senso della piacevolezza del fotografare, al fine di invogliare alla lettura e, soprattutto, alla pratica della fotografia nella natura - il modo migliore per imparare a fotografare ed uno dei modi migliori per approfondire la conoscenza delle caratteristiche estetiche e naturalistiche offerte dalla nostra magnifica terra- . Maurizio Trolli La macchina fotografica, funzionamento, pellicole, obiettivi ed
accessori, il digitale. Tutti noi, ogni giorno, siamo bombardati da immagini, suoni, parole, che ci colpiscono e creano in noi sensazioni, attese, relative a cose, persone, luoghi, animali. Il processo fotografico è, per molti versi un processo inverso rispetto a questo appena illustrato e noi ne siamo la mente. Il ruolo del fotografo non è quello, più semplice, dellutilizzatore finale, del consumatore passivo dellimmagine, ma quello, molto più complicato, dellarchitetto di unimmagine che si materializza prima nella nostra mente e poi, attraverso una serie di scelte tecniche, dattrezzatura, di composizione etc , alla realizzazione di unimmagine che non dovrà colpire solo il nostro inconscio, ma dovrà poter essere apprezzata per le sue qualità intrinseche da tutti coloro che entreranno in contatto con essa. Saremo dei buoni fotografi se riusciremo, in sintesi, a comunicare anche ad altre persone il gusto di quel momento, la bellezza, la drammaticità, la forza, la poesia, di quellimmagine che abbiamo visto. Per creare immagini che coinvolgono è essenziale essere padroni della tecnica. E' quindi cominciamo ad esaminare innanzitutto lattrezzatura necessaria.
In questi ultimi anni al dibattito tra i sostenitori del formato 35mm (altrimenti denominato 24x36 per le dimensioni del fotogramma) ed i sostenitori del medio formato (6x6 cm, 4x6 cm, ecc.), si è sostituito il dibattito tra sostenitori del digitale e dellanalogico. La pellicola è rapidamente sostituita dai pixel, con risultati piuttosto soddisfacenti anche in termini di qualità assoluta. Sia per il digitale che per lanalogico esiste la possibilità di utilizzare apparecchiature compatte mono obiettivo e reflex con obiettivi intercambiabili. Andiamo per ordine e vediamo cose una reflex e cosè una compatta mono obiettivo: Le
macchine fotografiche denominate reflex permettono di osservare nel mirino
unimmagine identica a quella che sarà impressa sulla pellicola (sul sensore nel
caso delle fotocamere digitali) grazie ad uno specchio posto a 45 gradi dietro
lobiettivo che rinvia limmagine su un prisma posto sulla sua verticale, che,
per la sua
Le macchine compatte mono obiettivo sono prive dello specchio ed utilizzano un mirino a telemetro oppure galileiano. Entrambe le tipologie di mirino hanno una certa approssimazione, nel senso che, a differenza del mirino reflex non garantiscono corrispondenza tra ciò che si vede nel mirino e limmagine impressa sulla pellicola. Possono essere dotate dobiettivo a focale fissa o variabile (zoom), tempi variabili manualmente (sole, nuvole, pioggia, uso con flash) o in automatico (program),messa a fuoco da 1 metro circa ad infinito o attiva , scatto e riavvolgimento motorizzato (ma sopravvive qualche modello ancora completamente manuale.. Le reflex sono dotate di obiettivi intercambiabili, messa a fuoco automatica o manuale ed esposimetro con diverse possibilità di selezione del punto sul quale effettuare la misurazione. Nelle macchine moderne è possibile far coincidere il punto di messa a fuoco con quello sul quale eseguire la misurazione esposimetrica (la misurazione della quantità di luce che cade sul soggetto e che da questo è riflessa verso la macchina fotografica). Può essere manuale o automatica.
Esempio
di mirino con zona centrale a stigmometro e microprismi. Discorso a parte si ha per le macchine con messa a fuoco automatica autofocus, dove le lenti si muoveranno attraverso dei motori posti all'interno dell'obiettivo. Esistono due tipi dautofocus: a contrasto di fase e allinfrarosso. Lautofocus a contrasto di fase rileva, tramite appositi sensori, alcune caratteristiche dellimmagine e dalla loro analisi determina se il soggetto è a fuoco o meno. Nellautofocus ad infrarosso un raggio, emesso dalla macchina fotografica, colpisce l'oggetto. Il tempo impiegato dal raggio per andare a venire fornisce alla macchina le informazioni sulla distanza del soggetto. Se la messa a fuoco è automatica occorre puntare la macchina fotografica, fare in modo che una delle aree del mirino destinate allautofocus si trovi sul soggetto, e schiacciare il pulsante di scatto fino a metà corsa. Le fotocamere sono implementate due tipi di messe a fuoco a "Priorità di scatto" e a "Priorità di fuoco". Nella prima la macchina continua a mettere a fuoco fino a che non si preme il tasto di scatto. In questo tipo di messa a fuoco la macchina può scattare anche quando il fuoco non è ancora perfetto; si usa per esempio nelle foto d'azione dove il soggetto è in continuo movimento. Nella seconda l'otturatore non scatta fino a quando la messa a fuoco non è perfetta. Il cosiddetto focus tracking invece è il modo daggiornamento automatico della messa a fuoco su un soggetto che è agganciato dal sistema autofocus e mantenuto costantemente a fuoco. Prima di usare l'Autofocus si deve fare un poco di pratica perché quello che la macchina può avere a fuoco può anche non essere il soggetto della nostra fotografia. Occhio infine alla luminosità dellobiettivo; la maggior parte delle reflex non riesce a mettere a fuoco in modo automatico con obiettivi di luminosità maggiore di f 5,6. Anche se montato su una macchina prestigiosa, un obiettivo di luminosità massima f 4 con moltiplicatore 2x (es. 300 mm f4 + moltiplicatore 2x=600 mm f8) non potrà essere usato in autofocus. Uniche eccezioni la Canon EOS 3 ed EOS 1V. Non è superfluo ricordare di fare attenzione a non coprire la cellula ad infrarossi al momento dello scatto. Non è meno importante osservare la distanza minima da tenere nei confronti del soggetto (variabile secondo lobiettivo). Se questa distanza minima non viene rispettata avremo comunque una foto sfuocata.
I due esempi hanno in comune la distanza di messa a fuoco su 5
metri.
centrale a lamelle
o costituito da due tendine posizionate orizzontalmente o verticalmente. Il loro
compito è quello di far passare la luce solo
al momento opportuno e per un tempo da noi opportunamente selezionato. Come regolare il tempo d'otturazione?
Otturatore centrale Otturatore
a tendine Utilizzando
le macchine tradizionali, il tempo d'Otturazione lo inseriamo noi attraverso la ghiera
inserita nella parte superiore della macchina. Per le macchine automatiche
l'inserimento di solito viene fatto attraverso dei bottoni. Quale è il
funzionamento dell'Otturatore ? Come
abbiamo detto l'otturatore è costituito da due tendine. Queste
tendine, nell'attimo in cui noi pigiamo il bottone di scatto, creano una fessura per il
tempo da noi inserito, che permetterà il passaggio della luce che entra attraverso
l'obiettivo, e l'esposizione della pellicola ad una quantità di luce proporzionale al
tempo d'Otturazione, ed alle condizioni di luce esistenti nell'ambiente in cui noi ci
troviamo. Quale è la
posizione dell'Otturatore ? Le case che
costruiscono macchine professionali per ovviare a questo inconveniente,
inseriscono il sistema d'Otturazione all'interno dell'obiettivo, creando così i
presupposti che permettono l'uso di qualsiasi tempo d'esposizione (tipicamente fino a
1/500) sincronizzati con il lampo del flash. In tutte le reflex è possibile selezionare il tempo di otturazione (cioè per quanto tempo la luce potrà impressionare la pellicola) ed il diaframma (la grandezza del foro posto allinterno dellobiettivo attraverso il quale passerà la luce che colpirà la pellicola). I tempi dotturazione sono espressi in secondi e frazioni di secondo (tra 30 secondi ed 1/12.000 es. 1s, 1/2, 1/4, 1/8, 1/15, 1/30, 1/60, 1/125, 1/250, 1/500, 1/1000, 1/2000, 1/4000 ) ed hanno la caratteristica di essere rispettivamente luno il doppio o la metà del successivo o del precedente. (ad esempio 1/60 di secondo è pari al doppio di 1/125 di secondo ed alla metà di 1/30 di secondo ) I diaframmi sono espressi con un numero riportato sulla ghiera dellobiettivo (a volte è riportato su una ghiera sul corpo della reflex) preceduto da una f (f16, f11, f8, f5,6, f4, f2,8, f1,8). La f indica un rapporto tra la lunghezza focale dellobiettivo e lapertura del diaframma. Per i diaframmi vale la stessa regola vista per i tempi. Essi sono il doppio o la metà del successivo o del precedente. Nelle reflex, come in tutte le macchine fotografiche, il calcolo dellesposizione avviene per coppie tempo-diaframma, in altri termini per specificare la quantità di luce che deve colpire la pellicola occorre impostare il tempo ed il diaframma da utilizzare. Le coppie tempo diaframma possono essere equivalenti o multiple tra loro (ad esempio la coppia 1/60 di secondo ad f 5.6 equivale alla coppia 1/30 di secondo ad f 8, mentre fa entrare una quantità di luce pari alla metà della coppia 1/60 di secondo a f 4, e ad un quarto di quella che entra nella reflex con la coppia 1/30 di secondo ad f 4). Lo scarto tra una coppia tempo diaframma e laltra è denominato stop. In gergo fotografico si dice che se una foto è troppo scura avremmo dovuto aumentare lesposizione di 1 o di 2 stop, intendendo che avremmo dovuto impostare una coppia tempo diaframma che facesse entrare una quantità doppia o quadrupla di luce, mentre se fosse stata troppo chiara avremmo dovuto ridurre lesposizione di uno o due stop. Un po di pratica renderà sicuramente più semplice capire il corretto uso dellesposimetro e delle coppie tempo-diaframma. Il funzionamento di base di una
reflex è tutto qui! Qualsiasi diavoleria di automatismo
dellesposizione è sempre riconducibile alla scelta di una coppia tempo-diaframma
effettuata dalla macchina fotografica al posto vostro. Il mio consiglio è se volete davvero imparare ad usare la macchina
fotografica disinserite gli automatismi dellesposizione e calcolate da soli quale
coppia tempo diaframmi utilizzare. Quando avrete imparato
reinseriteli, ma solo per velocizzare le operazioni di scatto. Lesposimetro
presente nelle fotocamere moderne è costituito da una griglia di cellule in grado di
valutare lintensità della luce riflessa da diverse aree della scena inquadrata.
Molto spesso tali cellule sono collegate al sistema autofocus .
Gli esposimetri moderni sanno, quindi dove leggere nel presupposto che
larea dove si è maggiormente focalizzata la messa a fuoco corrisponda
a quella più importante dellinquadratura. Luso dellesposimetro della reflex è abbastanza intuitivo. Nel mirino è solitamente presente una serie di led o di frecce o di numeri, che illuminandosi secondo come ruotiamo le ghiere dei tempi e dei diaframmi indicano la sovra o sottoesposizione del fotogramma. Ma, e qui la cosa comincia ad essere un po più interessante, gli esposimetri sono tarati per segnare il valore della corretta esposizione non di un qualsiasi soggetto, ma di un cartoncino grigio. Perciò, se non fotografiamo un cartoncino grigio, o un soggetto che riflette la luce come il cartoncino grigio, lesposimetro ci darà una lettura sbagliata! Questo avviene anche operando in completo automatismo. I moderni esposimetri multicellula tendono a ridurre questerrore sulla base del confronto della lettura effettuata dallesposimetro con i dati contenuti in un database memorizzato allinterno della macchina fotografica. Per ovviare alla sovraesposizione e/o alla sottoesposizione occorrere conoscere il proprio esposimetro ed imparare ad assecondare le sue incertezze. I fotografi di solito si comportano seguendo queste regole: · se uso diapositive: sottoespongo leggermente di ¼ o di mezzo stop per saturare meglio i colori; · se uso pellicola negative: sovraespongo leggermente. · se il soggetto principale è più chiaro dello sfondo: sottoespongo leggermente di ½ stop; · se è più scuro: sovrespongo leggermente per schiarire il soggetto principale evitando, però,di eccedere per non schiarire troppo gli altri elementi dellimmagine. · la regola del sole ad f 16: con il sole (pieno) alle spalle del fotografo, regolare lesposizione per il reciproco della sensibilità della pellicola ed impostare a f 16 il diaframma; in altri termini in pieno sole e con pellicole da 100 Iso bisogna impostare 1/125 di secondo a f 16; Queste semplici regolette servono per cavarsela sempre e in ogni modo soprattutto con le vecchie, ma ancora validissime, reflex che misurano la luce adoperando il sistema della media centrale ponderata. In realtà le moderne reflex dispongono di sofisticati esposimetri che operano principalmente secondo i seguenti schemi:
Ognuno di questi sistemi ha dei pregi e dei difetti:
Le reflex, come le compatte, dispongono di programmi per fotografare in modo parzialmente o completamente automatico. Esaminiamone le principali caratteristiche:
(es. impostiamo f 16 e controlliamo nel mirino il tempo selezionato automaticamente -ad esempio 1/30 di secondo- se variamo linquadratura e la dirigiamo su una zona più illuminata - ad es. 1 o 2 stop di differenza in più- noteremo che il diaframma rimane su f 16 mentre i tempi passano da 1/30 ad 1/60 o 1/ 125 di secondo). In altri termini variano automaticamente solo i tempi! Sta a noi fare in modo che il tempo prescelto dalla macchina risulti compatibile con il tipo di immagine che vogliamo riprendere.
In
altri termini variano automaticamente solo i
diaframmi. Sta a noi fare in modo che il diaframma prescelto dalla macchina risulti compatibile con il tipo di immagine che vogliamo riprendere.
Lobiettivo è costituito da lenti, l'immagine che appare nelle nostre fotografie è dovuta all'insieme dei raggi di luce che vengono riflessi dal nostro soggetto. Perché l'immagine appaia chiara e perfettamente visibile bisogna regolare le lenti contenute all'intero del nostro obiettivo, in maniera che queste cadano tutte nelle stesso punto il focale. Il punto focale in fotografia deve cadere sulla pellicola all'interno del corpo della macchina. La ghiera, posta sull'obiettivo, modifica la messa a fuoco spostando le lenti. Su molti obiettivi si
possono notare i metri serigrafati sulla ghiera di messa a fuoco. Infatti, l'impostazione della messa a fuoco può essere fatta conoscendo lo
spazio in metri che intercorre tra la macchina e il soggetto
(iperfocale). Le macchine reflex a
differenza di altri tipi di macchine hanno la possibilità di
intercambiare gli obiettivi, che in genere si dividono in Obiettivi a focale fissa o a
focale variabile (gli Obiettivi zoom). Ma cos'è la
focale ?
Tra le focali più usate abbiamo: 28 mm focale grandangolare, angolo di ripresa = 75° 50 mm focale media, angolo di ripresa = 45° 105 mm focale medio-tele, angolo di ripresa = 23° 300 mm focale tele, angolo di ripresa = 8° Come vediamo oltre alla pura differenza di focale abbiamo anche una differenza di angolo di ripresa, più alta è la focale minore sarà l'angolo di ripresa.
Da rilevare che esistono anche degli obiettivi detti Fish-eye (Grandangolari) che hanno un ampio angolo di ripresa ma che apportano nella fotografia una distorsione evidente agli angoli. Gli obiettivi possono essere a focale fissa o variabile, grandangolari, normali, teleobiettivi, luminosi o poco luminosi, macro etc . In riferimento al formato 35 mm possiamo indicarne diverse categorie: i grandangolari spinti: Vanno dal 14 (o meno) al 21 mm; hanno un notevole angolo di ripresa ma producono forti distorsioni a barilotto e linee spioventi. Se ne consiglia luso per dare un forte effetto presenza al soggetto che vogliamo mettere in forte risalto; i grandangolari: (oggi anche zoom) vanno dal 24 al 35mm; Se ne consiglia luso per fotografie di monumenti, reportage, panorami molto ampi, in interni. Offrono una elevata profondità di campo nitido e tendono a rimpicciolire gli elementi più lontani e ad ingrandire quelli più vicini; provocano distorsione a barilotto, leggera vignettatura ai bordi del fotogramma e linee cadenti soprattutto se la macchina è inclinata e non è perfettamente parallela al soggetto; gli obiettivi normali: 40, 50 e 60 mm. Sono caratterizzati da uneccellente luminosità e assicurano una riproduzione delle immagini molto vicina a quella che percepiamo con i nostri occhi (anche se molto meno ampia); i medio-tele: 70, 80, 90, 100, 110 mm. Sono caratterizzati da buona luminosità massima e sono ideali per i ritratti per la corretta riproduzione prospettica. Permettono di isolare il soggetto dallo sfondo utilizzandoli a tutta apertura; teleobiettivi e teleobiettivi spinti: 200, 300, 400, 500, 600, 800, 1000 mm. E un mondo tutto
particolare. Permettono di osservare da lontano i volti delle persone o gli atteggiamenti
degli animali o le azioni degli sportivi. Fotografare con i teleobiettivi può essere
impegnativo a causa dellingombro elevato e del peso di alcuni
obiettivi. Fate attenzione al mosso che facilmente
abbiamo con questi obiettivi. Esso è dovuto allelevato
rapporto dingrandimento ed al tremolio involontario che noi apportiamo. Bisogna
usare sempre un tempo dotturazione non
superiore all'inverso della lunghezza focale. Ad esempio: per un obiettivo da 200 mm non
scendere sotto 1/200 di secondo; se non è possibile allora dovremo usare un monopiede o un treppiedi. Moltiplicatori di focale: 1,4 X; 2 X
Cosè il
diaframma? E un meccanismo inserito allinterno di ogni
obiettivo che regola la quantità di luce che passa dallobiettivo e va a colpire la
pellicola. E in pratica un foro che si allarga e si chiude a nostro piacimento
attraverso la regolazione dellapposita ghiera.Se si riduce la dimensione del diaframma passa
meno
diaframma in posizione di max e
minima apertura attraverso
lobiettivo e nel mirino non vedremo più nulla. Per impedire questeventualità il diaframma è
sempre aperto al massimo
e si chiude al valore da noi impostato solo al momento dello scatto. Non ce ce naccorgiamo perché il nostro cervello non rileva la
variazione ed il buio dovuto al sollevamento dello specchio della
nostra reflex. Quando
scattiamo una fotografia facciamo in modo che la luce proveniente dal soggetto fotografato
passi attraverso l'obiettivo e vada a colpire la pellicola posta all'interno della
fotocamera. La scelta della pellicola dipende da molti fattori, la sensibilità, (50, 100, 200,400ISO), la grana, la necessità di ottenere stampe da negativo o diapositive per proiezioni, la latitudine di posa. Personalmente per le foto di natura preferisco le diapositive e riservo la pellicola negativa agli scatti per feste e ricorrenze. La sensibilità è legata alla luce disponibile ed alle esigenze qualitative che dobbiamo soddisfare. Più scende la sensibilità (50 ISO) più sale la qualità. Più sale la sensibilità più scende la qualità ma, contemporaneamente, sale la latitudine di posa. Il bianco e nero è
generalmente riservato a reportage, ritratti, paesaggi. Vale lo stesso discorso fatto per
le pellicole. Una pellicola da 100 Iso in genere fornisce
ottimi risultati.
Certamente una buona attrezzatura rende più semplice ottenere buone foto, ma se devo essere sincero è possibile intervenire , su una moltitudine di altri fattori che influenzano limmagine finale i più importantI dei quali sono il controllo della profondità di campo, leliminazione del micromosso e leliminazione dei riflessi attraverso luso di un polarizzatore. Il controllo della profondità di campo nitido è essenziale per la riuscita di alcune foto. Se vogliamo fotografare due soggetti posti a distanze diverse dovremo cercare di trovare un modo per far venire a fuoco entrambi i soggetti. Esistono tre modi per alterare la profondità di campo:
Ad esempio nella fotografia ravvicinata capita spesso di non riuscire a mettere a fuoco un fiore per intero, ma solo i petali o solo i pistilli. Per ovviare a questo inconveniente è necessario chiudere il diaframma ai valori più chiusi (f 16) e compensare la caduta di luce con un colpo di flash o dei pannelli riflettenti. Allopposto nei ritratti spesso si cerca di isolare il soggetto dello sfondo aprendo al massimo il diaframma e ricorrendo a dei teleobiettivi che amplificano leffetto di sfocatura dello sfondo. E una funzione
che si ritrova in molte macchine autofocus moderne. Equivale a scattare tre o più foto in
rapida sequenza variando lesposizione di una frazione di stop ad ogni scatto. La
variazione dellesposizione rende più semplice ottenere una foto migliore. Ne esistono di diversi tipi: manuali, automatici, ttl e possono essere collegati con cavi o contatti (slitta) o a distanza. Il numero guida è la misura della potenza del flash. Il flash spara il suo lampo nel momento esatto in cui lotturatore è completamente aperto. Per ottenere questo risultato, occorre che il lampo sia sincronizzato con la macchina fotografica. Normalmente le macchine fotografiche moderne adottano 1/200 di secondo come tempo massimo di sincronizzazione con il flash. Per calcolare lesposizione con i flash manuali si deve fare riferimento al regolo posto sul dorso del flash. Si fissa il tempo da utilizzare, poi si imposta il regolo in base alle sensibilità della pellicola. Esiste unaltra
regola per calcolare la giusta esposizione: si
prende il numero guida: si divide in N.G. per le distanza in
metri del soggetto; Possono essere di vari
diametri, in vetro o gelatina, e si applicano generalmente sulla lente anteriore
dellobiettivo. Alcuni filtri
introducono delle varianti cromatiche allimmagine (filtri colorati e degradanti), o
effetti particolari (flou, moltiplicazione delle immagini, etc
), o per eliminare i
riflessi indesiderati (filtro polarizzatore e filtro grigio). Esistono anche filtri che
eliminano le dominanti di colore provocate dalle luci ad incandescenza, o dalle lampade al
neon. Per eliminare la
dominante azzurrina delle fotografie scattate in ombra basta montare un filtro ambrato. Filtri degradanti
possono essere usati, con molta moderazione, nella fotografia di paesaggio per
caratterizzare cieli incolori o paesaggi poco interessanti. Sicuramente luso costante di un buon treppiedi migliora sensibilmente il risultato finale ottenibile più delluso di costosi obiettivi o attrezzature fotografiche allavanguardia. Spesso si ritiene che essendo la macchina fotografica abbastanza piccola si possa utilizzare un treppiede altrettanto piccolo. Si dimentica, però, che man mano che si utilizzano obiettivi più potenti crescono di pari passo le vibrazioni introdotte nel sistema fotografico e, conseguentemente, cresce lesigenza di stabilità. Un esempio chiarirà meglio lentità del problema: se normalmente usiamo un 50 mm un 100 mm rappresenterà unottica due volte più potente e raddoppierà gli effetti negativi di tutte le vibrazioni, di tutti gli errori di messa a fuoco e di qualunque altro difetto sullimmagine. Un 500 mm rappresenterà unottica 10 volte più potente. Conclusione, avrete bisogno di un treppiedi 10 volte più stabile di quello che usate normalmente. Il mio consiglio per migliorare da subito le vostre foto è quello di utilizzare sempre il treppiede e che questo sia il più stabile e pesante possibile. Le immagini digitali sono formate da pixel (punti). Il numero di pixel presenti in un pollice rappresenta, nel mondo del digitale, lunità di misura della qualità del file fotografico. Immaginate di avere 1000 mattoncini lego colorati; formate unimmagine unendo tutti i mattoncini senza che vi siano spazi tra essi. Ora ingrandite limmagine spostando i mattoncini in modo che vi sia uno spazio di 1 mm, poi ingrandite ancora (zoommate) e fate in modo di avere 1 cm di distanza tra i mattoncini. Limmagine primaria sarà piccola, ma molto densa (e colorata). Le immagini successive saranno più grandi e sempre meno dense se vorrete ottenere unimmagine più densa dovrete aggiungere altri mattoncini di colori simili a quelli vicini agli spazi da riempire (interpolazione). Questo è esattamente ciò che accade ai vostri file fotografici digitali. Se ingrandite limmagine, dovete abbassarne la risoluzione oppure, per mantenere la risoluzione iniziale dovrete aggiungere dei pixel (interpolazione). La risoluzione massima percepibile dallocchio umano è di 300 dpi (dot per inches) vale a dire 300 punti per pollice quadrato. In altri termini se una stampa ha una risoluzione superiore locchio non la percepisce, il file, però, risulterà inutilmente più lungo e, quindi meno gestibile. Se, viceversa, limmagine ha una risoluzione minore locchio può avvertire la differenza (soprattutto se è sostanziale come per le immagini web a 72 dpi), mentre il file sarà più breve. Per questo motivo sia sugli scanner che sulle macchine fotografiche digitali è sempre possibile impostare la risoluzione dellimmagine (e quindi anche la dimensione del file).mo I vantaggi principali delle macchine digitali rispetto alle consistono nella possibilità di: · visualizzare limmagine sul monitor prima di scattare; · impostare al momento dello scatto sia la risoluzione del file sia la nitidezza e la luminosità dellimmagine stessa; · intervenire anche sulla correzione di eventuali dominanti di colore (come per le foto scattate in interni illuminati da luci al neon o da lampade ad incandescenza). Oltretutto la fotografia digitale permette di stampare solo le immagini migliori e di poterle facilmente manipolare ed inviare a parenti ed amici recuperando quella manualità, rispetto alla fotografia su pellicola, che tanto ha contribuito alla diffusione del bianconero. I contro consistono essenzialmente: · nellautonomia ancora non eccezionale di questi apparecchi, soprattutto a monitor sempre acceso; ·
nellarchiviazione del file su schede
di capacità non illimitata, anzi ancora abbastanza ridotta (soprattutto per i
professionisti e gli amatori esigenti, che vogliono ottenere grandi formati ad alta
risoluzione e nella necessaria competenza informatica. In fotografia,
che è foto-grafia, si ha a che fare con elementi grafici comuni a tutte le arti visive.
Dovete conoscere i pilastri teorici del disegno: colori, linee, trame e forme. Questi
rappresentano il vocabolario visivo di chi fotografa, mentre la tecnica fotografica provvede a fornire la sintassi. La loro sintesi determina la
comunicazione. John
Shaw
La fotografia di
paesaggio, la luce, regole e tecniche di inquadratura e
composizione, le stagioni. Un tramonto infiammato, scenari suggestivi di montagne che si susseguono a perdita docchio dopo un lungo cammino, o la costa selvaggia che sogniamo per le nostre vacanze: i paesaggi entrano ogni giorno nel nostro immaginario collettivo e spesso anche noi cerchiamo di portarcene qualcuno a casa dopo una passeggiata o un viaggio. Oltre ad essere tra i nostri soggetti preferiti, i paesaggi sono anche tra i più impegnativi. Spesso le nostre foto appaiono piatte e confuse. Non esprimono la vitalità e la forza del luogo e del momento immortalato. Spesso è la mancanza di un soggetto, o di un motivo interessante che sorregga il nostro sguardo e desti in noi interesse e curiosità, a determinare questa sensazione di confusione e piattezza. Il segreto è porsi una domanda: cosa ha attirato la mia attenzione? Come fare per farne il centro dinteresse della mia fotografia? Le belle fotografie sono il risultato di un processo mentale. A pensarci bene in cosa differisce una spiaggia dallaltra, una montagna, una strada dallaltra? Le luci? I colori? le forme? Anche! Allora perché un posto dove abbiamo vissuto unesperienza (importante o effimera non conta), a distanza di tempo ci manca più di altri similari? Perché ciò che ci lega non sono solo le forme o i colori di quel luogo, ma il ricordo delle esperienze, di come abbiamo percepito quel luogo, di come lo abbiamo amato, anche se solo per un momento, quello del nostro scatto. Ho frequentato per anni e frequento tuttora, le saline di Margherita di Savoia; ho scattato centinaia di fotografie addentrandomi fin nelle vasche o camminando per chilometri lungo i suoi argini fangosi, ma ho solo unimmagine delle saline che vive dentro di me: lalba della notte della Pietà di alcuni anni fa, il gelo, la fatica di dover camminare sugli argini chino nella notte che tardava a diradarsi, il silenzio, i fenicotteri per la prima volta a poche decine di metri, lattesa dei primi raggi prima che il sole cominciasse ad alzarsi. Esprimere emozioni nella fotografia di paesaggio non è facile. Proviamo a descrivere con un aggettivo il paesaggio che vogliamo fotografare e poi pensiamo a come fare per mettere in risalto e trasmettere le nostre sensazioni: che obiettivo scegliere (o le qualità dellobiettivo di cui disponiamo), a che ora scattare la nostra fotografia (o con quale luce), quali sono gli elementi grafici da valorizzare. Il caldo, il gelo, la vastità, la severità del luogo, la rigogliosità della flora, i cromatismi, il cielo piatto o nuvoloso, sono tutti elementi che possiamo utilizzare per rendere un paesaggio più ricco e personale. 2. Comporre gli oggetti che compaiono in una fotografia è importantissimo (è ciò che fa la differenza fra una buona fotografia ed una pessima). I principi da tenere in considerazione
sono due: il contrasto e lequilibrio. Il contrasto
può essere fra forme fra colori ecc. Oggetti che si contrastano si pongono in una forma
dequilibrio. Riuscendo così a formare unimmagine con una certa armonia (come
in un sistema di pesi e contrappesi). Quando in una fotografia inseriamo un oggetto di colore rosso, anche se questo è un puntino all'angolo estremo della fotografia, il nostro occhio sarà subito distratto da questo particolare, e chi guarda metterà in secondo piano il soggetto principale della nostra foto. Questo perché i colori caldi più accessi riescono ad attrarre l'attenzione. Il nostro occhio regolato dagli impulsi celebrali tende a selezionare gli oggetti che vediamo. Ad esempio se tra degli oggetti qualsiasi si trova un oggetto che ci appartiene il nostro occhio tende a distrarsi dagli altri e seleziona l'oggetto che ci appartiene. E necessario porre attenzione allo sfondo ed agli oggetti secondari che disturbano la composizione e la pulizia dellimmagine. Principali modi di comporre unimmagine
Composizione a radianti: dal punto di maggior interesse dipartono delle linee di fuga che vanno all'esterno della nostra inquadratura. Composizione circolare: gli oggetti sono disposti a cerchio intorno al nostro soggetto. Composizione
a triangolo: gli oggetti sono disposti sulla base di questa
figura. Dà un senso di tranquillità e di rilassamento. Oltre a questo il nostro occhio tende a
vedere le cose secondo dei punti di preferenza, in breve quando
guardiamo una fotografia il nostro occhio, comandato dal cervello, la osserva iniziando
sempre da sinistra in alto, finendo a destra in basso. Da ciò sintuisce che il
punto di maggior interesse è il centro della foto cioè nel
punto dove le due diagonali s'incontrano.
Immaginiamo di dividere limmagine nel mirino in nove aree uguali tracciando due linee orizzontali e due verticali. Inquadrando poniamo il soggetto lungo uno dei punti dintersezione della griglia. La tecnica funziona sia per le inquadrature verticali che per quelle orizzontali. Esempio classico è la linea d'orizzonte. Disporre lorizzonte sulla linea del terzo inferiore equivale a drammatizzare, a dare enfasi al cielo; se il cielo è grigio, ma importante per la foto potremo far coincidere lorizzonte con il terzo superiore.
Le linee irregolari, danno una sensazione d'attesa da parte di chi guarda. Le linee curve, od ondulate, danno una sensazione di movimento lento
e tranquillo. Provate a tornate nello stesso posto in diverse ore del giorno: il mattino presto la tarda mattinata, il pomeriggio, limbrunire per vedere leffetto dei diversi cambiamenti di luce. Ad esempio se decidete di andare in campagna destate, preferite lalba o il tramonto, soffrirete meno il caldo ed avrete unaria più limpida e tersa; inoltre in quelle ore la luce è più calda e radente, le ombre sono più lunghe. Ci sono giorni in cui la luce radente del sole appena spuntato illumina la scena in maniera incredibile, vi sembrerà di poter vedere ogni foglia, ogni filo derba per chilometri attorno a voi. Fotografate un paesaggio; sarà diverso fotografare allalba o al tramonto! Occhio al sole. Fate in modo di averlo alle vostre spalle o lateralmente. Attenzione ai riflessi, utilizzate un buon paraluce o un cartoncino nero per schermare i raggi che incidono sulle lenti dellobiettivo. Usate il treppiedi! Molti paesaggi non rendono a causa del micromosso! Se volete che tutto risulti a fuoco chiudete il diaframma o usate la messa a fuoco iperfocale. Se il cielo è nuvoloso o piove, non vi scoraggiate! Spesso il momento più bello della giornata è proprio il momento in cui smette di piovere, il sole fa capolino tra le nuvole ed i raggi di sole si fanno largo nel cielo ancora livido. Inoltre il cielo nuvoloso diffonde la luce in modo omogeneo ed elimina i riflessi, con grande vantaggio per la saturazione dei colori delle nostre fotografie.
Cercate un soggetto, ed incorniciatelo dietro una quinta (come a teatro, una quinta è un sipario, un elemento che è posto in primo piano rispetto al soggetto principale e lo incornicia, ne nasconde, decorandolo, il fianco- es. la chioma in controluce di un albero, o una parete rocciosa che degrada sulla vallata) Normalmente fotografiamo paesaggi con un obiettivo normale o grandangolare. Cambiate obiettivo! Se avete un teleobiettivo usatelo! Provate e mi darete ragione. Specie se fotografate in zone molto ampie come le saline o in montagna. Facciamo attenzione alle regole di composizione ed alla regola dei terzi. E bene che il cielo occupi il terzo superiore, a meno che non sia proprio il cielo a rappresentare il nostro soggetto principale; in questo caso potrà occupare i due terzi dellimmagine. Esponete evitando di includere il cielo, eviterete di sottoesporre il resto dellinquadratura, puntate sullasfalto o su un prato, sui mezzi toni. Badate a ciò che includete nellinquadratura. La pulizia della composizione è importante per ottenere belle foto. Evitate di includere tutto ad ogni costo nellinquadratura Selezionate il vostro soggetto. Potrebbe essere più interessante fotografare solo una porzione del vostro paesaggio. Quante volte abbiamo visto un tramonto indimenticabile dallauto? Quante volte abbiamo pensato ok! ora scendo e me lo faccio!? Quante volte siamo scesi e, senza fare nemmeno un passo a destra o a sinistra, abbiamo scattato il nostro tramonto e siamo ripartiti? Quante volte siamo arrivati a casa delusi per i nostri tramonti appena ritirati dal fotografo? A volte per ottenere buone foto occorre prendersi un po di tempo, fermarsi, saper aspettare il momento giusto, la luce giusta. Mezzora fa una differenza enorme in fotografia. Facciamo attenzione alla direzione della luce. Se fotografiamo nelle saline di Margherita avremo il sole alle spalle per tutta la mattinata. Nel pomeriggio avremo il sole di fronte che si riflette nelle saline e rovina limmagine; aspettiamo gli ultimi bagliori del tramonto sottoesponendo leggermente. Lilluminazione è importante, non sottovalutiamo le dominanti di colore che possono conferire carattere allimmagine. Lacqua non è un soggetto semplice da riprendere. Occorre fare delle scelte. Riprendere gli spruzzi di un torrente o il fluire dellacqua che scorre tranquilla? Si deve sovraesporre o sottoesporre? Che tempo usare per ottenere il risultato voluto? Fermatevi, riflettete, un tempo breve (1/250) fermerà gli spruzzi. Esponete evitando di
inquadrare zone troppo illuminate od ombrose. Un tempo lento (1/4 o 1/8 di secondo) ed un
buon treppiede vi consentiranno di ottenere unimmagine
morbida con gli spruzzi che si confonderanno in una piccola nuvola. Se lacqua
fluisce regolare in un piccolo dislivello cercate dei riflessi
ed avvicinatevi fino a selezionare solo una zona in cui londa costituisca
lelemento principale.
Ebbene, per trovare angoli incontaminati ed acque cristalline munitevi di un buon filtro polarizzatore e buona vacanza! Già basta un polarizzatore per trasformare lacqua del mare di Margherita e renderla competitiva con quella dei cataloghi delle agenzie di viaggio. Se volete valorizzare le vostre foto al mare, i paesaggi marini, usate il polarizzatore, seguite i consigli che avete letto sopra, evitate di scattare sempre a mezzogiorno e, soprattutto, affittate una barca! Le foto della costa saranno più spettacolari e coinvolgenti se scattate non dalla spiaggia, ma dal mare, o dallalto di un costone roccioso (sul Gargano ci sono moltissime possibilità di sfruttare laltezza per fotografare paesaggi marini). Ricordate che se non usate il polarizzatore i riflessi dellacqua e/o dalla spiaggia inganneranno il vostro esposimetro. Sovraesponete di almeno 1 stop.
Picchi innevati, valli, catene di monti che si susseguono lun laltra, boschi, etc , destano generalmente una grande impressione. Occorre, però, seguire alcune regole per ottenere il massimo risultato possibile: 1. Preferiamo il teleobiettivo ai grandangolari: il nostro occhio non ha una visione grandangolare, ma panoramica. Inoltre il cervello focalizza lattenzione sulla zona centrale minimizzando quella periferica. Quando usiamo un grandangolo inquadriamo una zona molto più piccola rispetto alla nostra visione panoramica, ma più grande rispetto alla zona di attenzione. E per questo motivo che a volte le nostre foto non rendono giustizia a panorami che ricordiamo spettacolari. Il teleobiettivo serve a selezionare solo le zone veramente interessanti da riprendere escludendo quelle che per troppa vicinanza o per fretta non servono al nostro paesaggio (es. la zona dalla quale stiamo fotografando, i pali della luce, etc ). 2. Usiamo il polarizzatore: Foschia e riflessi possono causare una perdita di definizione che il nostro cervello filtra e corregge automaticamente, mentre la pellicola no. Inoltre in montagna il tempo è generalmente variabile ed il polarizzatore drammatizza il cielo nuvoloso. 3. Compensiamo lesposizione: sulla neve sovresporre di circa 1,5 stop, nei boschi o nelle zone in ombra sovresporre di circa 1 stop; 4. Ricordiamo di utilizzare le linee forti e le tecniche di composizione dellimmagine. Estate e primavera sono la stagioni per antonomasia nelle quali il popolo dei fotografi naturalisti esce dal lungo letargo e si ritrova per prati e marine di tutta lItalia. Puntiamo, quindi, lobiettivo su due stagioni che, forse più delle altre, si prestano molto ad essere ritratte e documentate anche dal punto di vista naturalistico. Lautunno e linverno offrono spettacolari occasioni fotografiche. La campagna con i suoi caldi colori autunnali, i boschi, la brina mattutina, i paesaggi innevati, il cielo gonfio di pioggia, sono solo alcune tra le opportunità fotografiche da non perdere offerte da queste stagioni. Innanzi tutto in queste stagioni la luce è fotograficamente migliore soprattutto nelle ore centrali della giornata. Cerchiamo di disporci in modo che la luce cada trasversalmente sul nostro soggetto. Alla ricerca della massima saturazione dei colori utilizziamo il polarizzatore, per togliere il luccichio delle foglie e far risaltare il blu del cielo (specialmente se nuvoloso). Leffetto non funziona con il controluce. E possibile utilizzare dei filtri color ambra se si fotografa in ombra, o se il cielo è particolarmente terso o livido, per eliminare la dominante azzurrina. Lalternativa ai filtri è fotografare nel pomeriggio inoltrato per sfruttare al massimo i toni rossi e per mantenere alto il contrasto sulla scena. Per sfruttare la luce dellalba, spesso luminosissima, occorre portarsi sul posto quando è ancora notte. Le ore del primo mattino favoriscono brine e foschie che possono essere ritratte con obiettivi luminosi e diaframmi molto aperti, così da sfocare i piani dietro il soggetto ed aumentare limpressione di plasticità di scene dallatmosfera spesso romantica. Se poi la brina notturna sarà gelata sui rami e sui cespugli ci si imbatterà in quel fenomeno di galaverna che incrosta con arabeschi ghiacciati la vegetazione. La maggiore difficoltà nella fotografia di tramonti consiste nella misurazione esposimetrica. Operate in manuale e misurate larea luminosa adiacente al sole. Ciò comporterà una leggera sottoesposizione delle altre zone con conseguente saturazione dei colori. Provate, eventualmente a sottoesporre ulteriormente di 1/4 o 1/2 stop.
I fiori attirano linteresse di molti
fotografi e rappresentano uno dei principali soggetti che incontreremo
durante le escursioni programmate in questo corso. Inoltre molte specie di fiori sono in
declino e linteresse dei fotografi può contribuire a sensibilizzare le persone sul
rischio che corre una determinata specie e, conseguentemente il suo habitat. Molti sono portati a pensare che basta inquadrare un bel fiore nel mirino ed il gioco è fatto. E proprio la facile disponibilità a fare in modo che siano soggetti molto sfruttati. Cerchiamo di sottoesporre leggermente per saturare i colori (1/4 di stop e soprattutto con le diapositive) e di seguire le regole, sempre valide, della composizione (sulla diagonale, al centro, etc ) e di sfruttare eventuali simmetrie e reiterazioni di temi, forme, colori spesso presenti nei fiori e nelle piante.
Leffetto di stacco tra il fiore e lo sfondo sarà tanto più evidente quanto maggiore sarà lapertura del diaframma e la sua lunghezza focale. In questo modo avremo a fuoco soltanto una porzione del fiore (preferibilmente gli organi interni (pistillo, stami etc ) ed il resto sarà reso in modo morbido e sensuale a causa della ridotta profondità di campo. Per ottenere sfondi colorati ed omogenei si può ricorrere alluso di cartoncini colorati da porre dietro il nostro soggetto. La tecnica è sempre la stessa: messa a fuoco selettiva, diaframmi molto aperti tempi abbastanza rapidi. Spesso utilizziamo il grandangolo per la fotografia di paesaggio. Per la fotografia di fiori il grandangolo è prezioso per ottenere fotografie di fiori inseriti nel paesaggio che li circonda. Si tratta, in definitiva di un paesaggio in cui il soggetto in primo piano è un fiore. Lutilizzo di un tubo di prolunga dischiude poi il modo della macrofotografia. Ci sembrerà di poterci affacciare sulla corolla del fiore per guardarci dentro. La vera difficoltà di queste fotografie, a parte quella tecnica, consiste nel selezionare gli elementi dellimmagine in modo che losservatore veda esattamente ciò che noi vogliamo che veda, stando attenti a non inserire elementi di distrazione. Ad un rapporto di ingrandimento pari ad 1:1 (vale a dire che limmagine impressa sulla pellicola ha le stesse dimensioni del soggetto reale) corrisponde il confine tra close-up (o fotografia ravvicinata) e macrofotografia (per ingrandimenti superiori). Il problema maggiore in queste fotografie consiste nella perdita di luminosità connessa con luso di enti aggiuntive, tubi di prolunga o obiettivi macro(solitamente leggermente meno luminosi dei rispettivi omologhi non macro) ed alla necessità di chiudere il diaframma alla ricerca della massima profondità di campo possibile (solitamente molto scarsa ). Proprio per questi motivi si rende indispensabile utilizzare il treppiedi ed il flash. Ovviamente lideale consiste nelluso di un obiettivo macro (da 50 fino a 90 mm), montato su treppiedi, con flash automatico di riempimento non montato sulla fotocamera altrimenti non riuscirebbe ad illuminare il fiore data la breve distanza dallobiettivo-). Il flash può essere utilizzato per sostituire la luce del sole (ed in questi casi permette di utilizzare pellicole di bassa sensibilità e di eliminare il mosso grazie alla conseguente possibilità di utilizzare tempi rapidi) o per schiarire il soggetto o le ombre che ricadono sul soggetto (fill-in o riempimento). In entrambi i casi lautomatismo TTL delle fotocamere reflex viene mantenuto. E preferibile però lavorare con il flash di riempimento impostando una staratura intenzionale di -1 e -1,5 stop per evitare riflessi o zone con bianchi bruciati o, meglio, sovresposte. Lesposizione risultante darà un risultato più gradevole perché lo sfondo non sarà artificialmente nero ed il soggetto risulterà illuminato da due fonti: il sole ed il flash. Unalternativa al flash è data dal panello riflettente. Di carta stagnola, di cartoncino bianco, di polistirolo o di plastica bianca il pannello riflette sul soggetto parte della luce del sole e contribuisce a schiarirne le ombre. In questo caso non sarà necessario sottoesporre. La modalità da utilizzare per lautomatismo del flash è slow sinc (flash e tempi lenti) o rear (seconda tendina). Il fiore può essere ripreso da varie prospettive. Se ripreso dallalto si ottiene unimmagine complessiva del fiore, ma se ne perde la profondità. Occorre, quindi cercare la massima profondità di campo possibile per avere a fuoco ampie zone della corolla e dei pistilli. Ciò equivale, come sappiamo, a chiudere i diaframmi ed a lavorare con tempi lunghi o con il flash. In ogni caso sarà preferibile posizionare il treppiedi.
I risultati potranno essere molto interessanti. Ovviamente no ai teleobiettivi ed avanti tutta con grandangolari e 50 mm macro. Attenti al cielo. Se è molto presente lesposimetro tenderà a sottoesporre. Aprite il diaframma di almeno ½ stop. Cercate la massima profondità di campo
per avere a fuoco lo stelo e la corolla. < Sfruttate il colore uniforme delle foglie o dei fiori per ottenere composizioni di forme, e temi uniti dallunica dominante di colore e dalle sue sfumature. Se volete documentare una particolare specie, non dimenticate di riprendere alcune immagini dalle quali si possano contarne i petali e la disposizione dei fiori, di riprendere i particolari delle foglie ed una immagine complessiva della pianta annotando data, luogo, numero fotogramma e dati di ripresa su di un notes.
Ogni vero fotografo naturalista rispetta la natura che vuole ritrarre. Evitate di allarmare gli animali avvicinandovi troppo al nido. Camminare in luoghi scoperti osservando alcune precauzioni minime (niente riflessi, vestirsi con abbigliamento mimetico, cercare di mascherare la tipica andatura bipede delluomo -che anche gli animali selvatici hanno imparato a temere- ripararsi dietro argini, folti prati, muretti etc ,) permette di avvicinarsi senza farsi notare evitando agli animali il pericolo di dover abbandonare senza motivo ambienti sicuri e ben conosciuti con la conseguenza di esporsi maggiormente ai predatori o ai cacciatori. Fatta questa breve ma necessaria premessa diciamo che non possiamo chiedere ai nostri soggetti preferiti di stare fermi o di sorridere. Pazienza, sensibilità, conoscenza delle abitudini della specie che si vuole riprendere (estivante o svernante, habitat, alimentazione, periodo riproduttivo, modalità del corteggiamento), prontezza di riflessi, attrezzatura adeguata sono gli elementi necessari al fotografo di animali. Occorre prevenirne gli spostamenti, precederlo in un luogo adatto alla ripresa, attendere che manifesti il comportamento, saper cogliere il momento giusto senza farsi trovare impreparati, poi trovare la composizione, la luce giusta, langolazione, che ne mette in luce la qualità stabilita. Se ci troviamo in un parco, probabilmente gli animali sono abituati alla presenza umana e non avranno timore di farsi avvicinare più di quanto farebbe un animale selvatico. Sia che ci troviamo in un parco che in aperta campagna le regole sono in ogni caso le stesse: usiamo il treppiedi (o un monopiede), un obiettivo zoom probabilmente permetterà di alleggerire il nostro bagaglio. Usateli con fiducia, soprattutto nelle giornate soleggiate nelle quali non avrete bisogno di obiettivi luminosi. Le focali normalmente usate partono da 80mm e non superano i 300mm.. Usate tempi rapidi e regolate il diaframma di conseguenza senza aprire troppo il diaframma per salvaguardare la profondità di campo. A mano libera non scordate di regolare i tempi secondo la regola del reciproco della lunghezza focale dellobiettivo. Abbassiamo il punto di ripresa e regoliamo la messa a fuoco sugli occhi o sulla parte del corpo che vogliamo mettere in risalto. Se gli animali sono dietro una rete di ferro avvicinatevi alla rete ed aprite al massimo il diaframma. Regolate i tempi di conseguenza. La rete sparirà dalla foto! Se siete in un bosco attenti allesposizione. Lambiente normalmente poco illuminato potrebbe influire sulla rilevazione dellesposimetro. Una leggera sottoesposizione è consigliabile. Se, mentre vi avvicinate, gli animali si accorgono di voi rimanete immobili fino a che non si tranquillizzano. Non fissateli. Cercate di capire se tra voi ed il vostro soggetto vi sono altri animali che potrebbero metterlo in allarme fuggendo, se cè abbastanza protezione (arbusti, argini, alberi o rocce dietro le quali nascondersi), se lo sfondo ci mimetizza o evidenzia la nostra andatura bipede ben riconoscibile per gli animali. Dovè il sole? Siamo sottovento o sopravento? Per scegliere il tragitto controlliamo tutti questi fattori. A volte questo potrà implicare una strada più lunga della linea retta, ma avrete maggiori possibilità di avvicinarvi. Se avete obiettivi autofocus non esagerate con la messa a fuoco automatica. Ricordate che molti obiettivi hanno motori ad ultrasuoni percepibili dagli animali. Se il soggetto non è molto mobile, e ne avete la possibilità, rischiate la messa a fuoco manuale. Per congelare le scene dazione (balzi, corsa, lotta), ricordate dimpostare tempi rapidi ed autofocus. Chi ama gli automatismi selezioni la modalità di messa a fuoco continua ed il programma per le riprese sportive. Potete esaltarne il pelo fotografando il vostro animale in leggero controluce selezionando la modalità ritratto. In questo caso cercate di non usare lunghi teleobiettivi altrimenti il flash non rischiarerà lanimale ed avrete un controluce deciso. Per ottenere sfondi morbidi e sfuocati fotografate gli animali con il diaframma aperto al massimo. A volte una sola foto esprime il carattere di un animale meglio di un intero servizio fotografico. Gli occhi, lo sguardo possono dirci dellaggressività di un predatore, possono raccontare la dolcezza di una mamma intenta ad accudire i cuccioli. La prima regola è: abbassiamo il punto di ripresa. Portiamoci alla stessa altezza del nostro soggetto, se possibile posizioniamo la macchina fotografica alla stessa altezza dei suoi occhi. Poi regoliamo la coppia tempo diaframma in modo da avere la massima profondità di campo (ciò equivale a chiudere il diaframma) e scattiamo con la macchina fotografica ben ferma su un treppiede con un tempo il più rapido possibile.
Possiamo fotografarli in volo, mentre sono a terra (durante il corteggiamento o il pasto) o nel nido.
La fotografia di uccelli in volo richiede unestrema prontezza di riflessi, rapidità di movimento, una buona pianificazione della fotografia che si vuole scattare, molta pazienza. Cercate un riparo; un capanno, un muretto, un albero o una macchina (una delle opzioni preferite del fotografo naturalista); posizionatevi sottovento in modo che il vostro odore ed eventuali rumori non possano essere percepiti dagli animali. Posizionate il cavalletto ed attendete il momento buono. Seguite gli spostamenti del vostro
soggetto inquadrandolo nel mirino. Impostate un tempo rapido (di solito con pellicola 100 iso ed obiettivo 300mm impostate almeno 1/500
di secondo; il diaframma va regolato di
Attenti a non sottoesporre: il cielo è sempre più luminoso del soggetto e tenderà ad ingannare lesposimetro. Impostate una leggera sovraesposizione (1/4 o ½ stop) agendo sugli appositi comandi o (nelle reflex manuali) impostando una sensibilità della pellicola inferiore. Se scattate in
manuale conviene calcolare lesposizione prima di comporre linquadratura. Fate
così: inquadrate un prato o un tratto di asfalto grigio medio
e calcolate lesposizione necessaria, poi in base alla lunghezza focale
dellobiettivo che state utilizzando calcolate il tempo da impostare per scongiurare
il mosso (il reciproco della lunghezza focale dellobiettivo, ovvero con un 300mm
1/250, con un 500mm 1/500 di secondo e così via). Regolate il
diaframma di conseguenza. Utilizzate pellicole e diapositive con almeno 100 iso (400 sarebbe meglio, se non fosse per una resa leggermente meno
nitida e brillante).
Il panning è una tecnica molto usata per esprimere il movimento del soggetto. Consiste nello scattare con un tempo lento mentre seguiamo il volo delluccello. E importante non spezzare il movimento che deve essere fluido e deve continuare senza interruzioni anche dopo lo scatto. La messa a fuoco (preferibilmente in autofocus) deve avvenire sulla testa delluccello. In questo modo si ottiene un particolare abbastanza nitido ed a fuoco, mentre il resto del corpo verrà mosso. Il soggetto si staglia sullo sfondo (mosso anchesso). Gli uccelli passano a terra, o posati sui rami o su fili elettrici e cornicioni, molto più tempo di quanto non si creda. Il difficile consiste nellavvicinarsi. Usiamo i teleobiettivi spinti ed un buon moltiplicatore di focale uniti ad un solido treppiedi. Lideale sarebbe
avvicinarsi prima dellalba e nascondersi in un capanno, in modo che, opportunamente
riparati, gli uccelli non possano intuire la nostra presenza, concedendoci il tempo
necessario ad effettuare alcuni scatti.
Non limitiamoci ad effettuare primi piani. E preferibile
scattare foto di uccelli ambientate a primi piani
malriusciti (ad esempio perché la luce Appostiamoci seguendo le semplici regole indicate prima. Se decidiamo di scattare dalla macchina spegniamo il motore solo dopo alcuni secondi dopo esserci fermati. Evitiamo di aprire le portiere ed arriviamo con il finestrino già abbassato. Mettiamo un sacchetto di fagioli sotto lobiettivo ed usiamo il finestrino come punto dappoggio. Evitiamo movimenti che facciano ondeggiare anche minimamente lauto, tratteniamo il respiro nel momento dello scatto. Potremmo offrire del cibo agli uccelli, per attirarli in un punto preciso. Solitamente questi tentativi non ci risparmiano lunghe attese e potrebbero farci perdere buone occasioni per altre foto.
Se necessario utilizzate gli appositi schermi intercambiabili per la messa a fuoco. Offrono una migliore visibilità e luminosità, oltre a risolvere il problema delloscuramento della zona centrale del mirino. Utilizzate ogni volta che è possibile il treppiedi e lo scatto a distanza (elettrico o manuale non importa). N.B. Se lavorate in autofocus attenzione a non superare la soglia minima di luminosità degli obiettivi al di sotto della quale lautofocus non funziona più (solitamente f 5,6). Inoltre luso del flash è solitamente sconsigliato per lelevata distanza del soggetto che renderebbe poco utile il suo utilizzo, a meno che non usiate particolari lenti aggiuntive sul flash. Per evitare fastidiosi riflessi e controluce non voluti cerchiamo di posizionarci in modo da avere sempre il sole lateralmente o alle nostre spalle. Per evitare riflessi indesiderati schermiamo dai raggi del sole lobiettivo con un cartoncino nero. Avvolgiamo il cartoncino attorno al corpo dellobiettivo e fissiamolo con un elastico. Calcoliamo lesatta esposizione sovraesponendo leggermente. Il pericolo del micromosso è sempre in agguato, cauteliamoci cercando di ridurre al minimo le vibrazioni. Usiamo il treppiede e lautoscatto o il telecomando o lo scatto a distanza. Se le circostanze lo permettono mettiamo a fuoco, regoliamo lesposizione preferendo i tempi più rapidi, componiamo linquadratura, solleviamo manualmente lo specchio della reflex e scattiamo con lo scatto a distanza. Se abbiamo il sole di fronte esponiamo per le luci in modo da sottoesporre il soggetto principale. Ne risulterà un controluce. Sfruttiamo questa tecnica soprattutto nelle ore dellalba e del tardo pomeriggio, quando la luce diventa insufficiente a scattare con obiettivi poco luminosi.
Fenicotteri
Se ci si deve appostare è bene costruire un piccolo capanno (anche in tela 1,5 x 1,5metri) da lasciare in loco per qualche giorno. Così gli uccelli avranno il tempo di abituarsi alla sua presenza.Poi evitate luso di flash e macchine molto rumorose con scatto a raffica.
Esaurite le raccomandazioni, diciamo che si deve prediligere la massima nitidezza (quindi diaframmi chiusi f,11 o f,16-), perché il soggetto è tendenzialmente fermo e se si muove lo fa lentamente. Se
avete la possibilità di documentare una nidificazione cercate
di trovare un motivo conduttore, racconterete una storia per immagini. E un tipico
caso in cui il soggetto si presta bene a questo risultato! Riprendete le varie fasi del corteggiamento, o dello svezzamento dei piccoli, documentatele. La sequenza qui sotto documenta, ad esempio, la nidificazione di due esemplari di Ciconia Ciconia avvenuta nel 1999 in contrada Moschella (agro di Cerignola). Come si può vedere il nido poggia su un palo dellEnel. Nacquero quattro piccoli. Solo due presero il volo.
la preparazione del nido
la cova
i
piccoli con uno dei genitori
Il Microcosmo: regole
tecniche ed attrezzatura necessaria 1. Il microcosmo Il microcosmo è il mondo che si estende
un gradino più in basso del nostro, dove i nostri sensi perdono la percezione dello
spazio e la consapevolezza della perfezione del mondo si rafforza. Scoprire la sua esistenza è
unesperienza che affascina e rende più intimo il proprio rapporto con la natura. I principali soggetti sono foglie, fiori,
piante, insetti, ma anche semplici formazioni calcaree o di ghiaccio, Ogni soggetto è
valido se riesce ad incuriosirci. Una volta trovato
il soggetto dobbiamo esaminare la nostra attrezzatura e decidere come fotografarlo.
Normalmente si usano obiettivi macro e/o, in aggiunta ai normali obiettivi, lenti
addizionali, tubi di prolunga, moltiplicatori di focale, soffietti
di prolunga, anelli di inversione etc
. Esaminiamone i vari aspetti: Lenti addizionali: sono
elementi aggiuntivi da avvitare davanti allobiettivo. Consentono di ridurre la
distanza di minima messa a fuoco. Tanto più forte è la diottria (1 -
1,5 2 3 - 4 diottrie) tanto minore sarà la distanza minima di messa
a fuoco e più grande limmagine sulla pellicola.
Tanto è maggiore la lunghezza del tubo,
tanto più il soggetto risulterà ingrandito; ne consegue una
netta caduta di luce, con tutte le problematiche del caso, ed una ridottissima profondità
di campo. Il rimedio consiste nel chiudere almeno un
po il diaframma ed utilizzare il flash (ma con fortissimi ingrandimenti quello
normale non va bene, ci vuole quello anulare
che si monta davanti allobiettivo) oppure nellutilizzo di tempi di posa molto lunghi (1/8, 1/4 di secondo (con conseguente rischio di
mosso).
Alcuni
soffietti permettono anche il basculaggio dellobiettivo. Questo accorgimento amplia
di molto la profondità di campo disponibile e rende possibile ottenere foto molto nitide
a diaframmi abbastanza aperti. Lanello
dinversione permette di montare lobiettivo capovolto, il rapporto di
riproduzione con gli obiettivi normali va da 1:1,5 a 1:2. Poiché i meccanismi che trasmettono gli automatismi sono
inservibili, con lottica capovolta, la misurazione dellesposizione e lo scatto
vanno fatti regolando manualmente il
diaframma, mentre la messa a fuoco va fatta tutta apertura per evitare loscuramento
del mirino.
Si
utilizzano come un qualsiasi obiettivo e trasmettono tutti gli automatismi come un
obiettivo non macro. Ricordate che man mano che si ingrandisce
limmagine diminuisce la sua luminosità. Luso
di questi obiettivi, appositamente progettati per la macrofotografia, la preparazione del nido permette di ottenere
forti ingrandimenti mantenendo una luminosità minima sempre molto buona. Il flash nella
fotografia a distanza ravvicinata Nel caso di
soggetti in ombra o con cielo nuvoloso è consigliabile usare il flash come riempimento.
Un leggero colpo in modalità slow-sinc, (anche rear-seconda
tendina- va bene) rende quasi sempre il soggetto più leggibile ed elimina le ombre
principali (ma attenti a non aggiungerne di nuove, usatelo con moderazione). Nei modelli
non predisposti si può utilizzare la macchina in manuale tenendo presente che la luce
flash si va a sommare a quella ambiente. Attenzione
a non sovresporre il soggetto compensando lemissione di luce con una
sottoesposizione di almeno 1 stop sia sulla macchina fotografica che sul flash. |