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INDICE

 

 

*Introduzione

 

*Lezione 1: La macchina fotografica, funzionamento, pellicole, obiettivi ed accessori, il digitale.

1 – La macchina fotografica:

Ø         La messa a fuoco:

Ø         L’otturatore;

Ø         Tempi e diaframmi;

2 – Gli obiettivi:

Ø         Le focali;

Ø         Il diaframma;

3 – Le pellicole;

4 – Aspetti tecnici:

Ø         Luce diffusa ed incidente;

Ø         La profondità di campo nitido;

Ø         Il bracketing;

Ø         Il flash;

Ø         I filtri;

Ø         Il treppiedi;

5 – Il digitale:

Ø         Concetti di base;

 

*         Lezione 2:  La fotografia di paesaggio, la luce, regole e tecniche di inquadratura e composizione, le stagioni.

1 – La fotografia di paesaggio:

Ø         Il senso del luogo;

2 – Regole e tecniche di composizione:

Ø         La composizione;

Ø         Principali modi di comporre un’immagine;

Ø         La regola dei terzi;

3 – La luce:

Ø         A che ore fotografare;

Ø         Maltempo;

Ø         Muoversi…scattare!

Ø         La luce giusta;

Ø         L’acqua;

Ø         In spiaggia;

Ø         In montagna;

4 – Le stagioni:

Ø         Autunno ed inverno;

Ø         I tramonti;

*         Lezione 3:  La fotografia di fiori ed animali nella natura.

1 – La fotografia di fiori:

Ø         Isoliamo il soggetto;

Ø         Con il grandangolo;

Ø         A distanza ravvicinata;

Ø         Con il flash;

Ø         Dall’alto;

Ø         Dal basso;

Ø         La foto monocromatica;

Ø         La classificazione;

2 –Fotografia di animali:

Ø         Eyes of the tiger;

Ø         Nozioni di base;

3 – Fotografia di uccelli:

Ø         Il volo;

Ø         Il panning;

Ø         A terra o in acqua;

Ø         Attenti al sole ed al mosso;

Ø         Sfruttiamo il controluce;

Ø         La nidificazione;

Ø         Raccontate una storia;

*         Lezione 4:  Il Microcosmo, regole tecniche ed attrezzatura necessaria.

1 – Il microcosmo;

2 – Attrezzatura necessaria:

Ø         Tecnica di ripresa;

Ø         Lenti addizionali;

Ø         Tubi di prolunga;

Ø         Soffietti di prolunga;

Ø         Anello d’inversione;

Ø         Gli obiettivi macro;

Ø         Il flash nella fotografia a distanza ravvicinata;

 

 

 

Corso di fotografia naturalistica

 

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Introduzione

Questo corso di fotografia è diretto soprattutto a fotografi non esperti, che intendono arricchire il proprio bagaglio fotografico ed approfondire le principali regole tecniche e di composizione fotografica.

Ci tengo, però, a precisare che è stata mia cura introdurre alcuni aspetti del procedimento fotografico utili ad arricchire il bagaglio emozionale di ciascuno di noi (l’insieme di sensazioni, ricordi, emozioni che guidano il fotografo nella scelta del soggetto) e migliorare il controllo dei processi mentali necessari per poter decidere quali elementi vanno inseriti in una fotografia, quando scattare e come esaltare il nostro soggetto.

Il corso è strutturato in quattro lezioni teoriche:

        La macchina fotografica, funzionamento, pellicole, obiettivi ed accessori, il digitale;

        La fotografia di paesaggio, la luce, regole e tecniche di inquadratura e composizione;

        Fotografia di fiori ed animali nella natura;

        Il microcosmo: regole tecniche ed attrezzatura necessaria;

e tre uscite sul campo dedicate all’attuazione delle tecniche e dei processi fotografici illustrati durante le lezioni.

Il presente manuale ha una duplice funzione: permette di seguire meglio le lezioni teoriche ed attraverso le immagini e gli esempi evocare il senso della piacevolezza del fotografare, al fine di invogliare alla lettura e, soprattutto, alla pratica della fotografia nella natura - il modo migliore per imparare a fotografare ed uno dei modi migliori per approfondire la conoscenza delle caratteristiche estetiche e naturalistiche offerte dalla nostra magnifica terra- .

 

Maurizio Trolli

 

 

 

 

Lezione n. 1

 

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La macchina fotografica, funzionamento, pellicole, obiettivi ed accessori, il digitale.

 

Tutti noi, ogni giorno, siamo bombardati da immagini, suoni, parole, che ci colpiscono e creano in noi sensazioni, attese, relative a cose, persone, luoghi, animali.

Il processo fotografico è, per molti versi un processo inverso rispetto a questo appena illustrato e noi ne siamo la mente.

Il ruolo del fotografo non è quello, più semplice, dell’utilizzatore finale, del consumatore passivo dell’immagine, ma quello, molto più complicato, dell’architetto di un’immagine che si materializza prima nella nostra mente e poi, attraverso una serie di scelte tecniche, d’attrezzatura, di composizione etc…, alla realizzazione di un’immagine che non dovrà colpire solo il nostro inconscio, ma dovrà poter essere apprezzata per le sue qualità intrinseche da tutti coloro che entreranno in contatto con essa.

Saremo dei buoni fotografi se riusciremo, in sintesi, a comunicare anche ad altre persone il gusto di quel momento, la bellezza, la drammaticità, la forza, la poesia, di quell’immagine che abbiamo visto. Per creare immagini che coinvolgono è essenziale essere padroni della tecnica.

E' quindi cominciamo ad esaminare innanzitutto l’attrezzatura necessaria.

 

 

 

 

 

1.      LA MACCHINA FOTOGRAFICA           

 

In questi ultimi anni al dibattito tra i sostenitori del formato 35mm (altrimenti denominato 24x36 per le dimensioni del fotogramma) ed i sostenitori del medio formato (6x6 cm, 4x6 cm, ecc.), si è sostituito il dibattito tra sostenitori del digitale e dell’analogico. La pellicola è rapidamente sostituita dai pixel, con risultati piuttosto soddisfacenti anche in termini di qualità assoluta.

Sia per il digitale che per l’analogico esiste la possibilità di utilizzare apparecchiature compatte mono obiettivo e reflex con obiettivi intercambiabili.

Andiamo per ordine e vediamo cos’e’ una reflex e cos’è una compatta mono obiettivo:

Le macchine fotografiche denominate reflex permettono di osservare nel mirino un’immagine identica a quella che sarà impressa sulla pellicola (sul sensore nel caso delle fotocamere digitali) grazie ad uno specchio posto a 45 gradi dietro l’obiettivo che rinvia l’immagine su un prisma posto sulla sua verticale, che, per la sua Mirino reflexconformazione, riflette l’immagine nel mirino (vedi foto).Casella di testo: MIRINO REFLEX
In una macchina fotografica reflex ciò che si vede nel mirino (disegno in alto) coincide con l'immagine che impressiona la pellicola(disegno in basso)

 

 

 Le macchine compatte mono obiettivo sono prive dello specchio ed utilizzano un mirino a telemetro oppure galileiano. Entrambe le tipologie di mirino hanno una certa approssimazione, nel senso che, a differenza del mirino reflex non garantiscono corrispondenza tra ciò che si vede nel mirino e l’immagine impressa sulla pellicola. Possono essere dotate d’obiettivo a focale fissa o variabile (zoom), tempi variabili manualmente (sole, nuvole, pioggia, uso con flash) o in automatico (program),messa a fuoco da 1 metro circa ad infinito o attiva , scatto e riavvolgimento motorizzato (ma sopravvive qualche modello ancora completamente manuale..

Le reflex sono dotate di obiettivi intercambiabili, messa a fuoco automatica o manuale ed esposimetro con diverse possibilità di selezione del punto sul quale effettuare la misurazione. Nelle macchine moderne è possibile far coincidere il punto di messa a fuoco con quello sul quale eseguire la misurazione esposimetrica (la misurazione della quantità di luce che cade sul soggetto e che da questo è riflessa verso la macchina fotografica).

 

La messa a fuoco

Può essere manuale o automatica.

Messa a fuocoPer riuscire a mettere perfettamente a fuoco al centro del mirino abbiamo una finissima smerigliatura con una coppia di prismi semicircolari che dividono in due l'immagine non ha fuoco. Bisognerà ruotare la griglia della messa a fuoco fino a che questi prismi scompariranno rendendo l'immagine nitida. Questo per le macchine con la messa a fuoco manuale.

 

Esempio di mirino con zona centrale a stigmometro e microprismi.
(Mirino CANON).

Discorso a parte si ha per le macchine con messa a fuoco automatica autofocus, dove le lenti si muoveranno attraverso dei motori posti all'interno dell'obiettivo. Esistono due tipi d’autofocus: a contrasto di fase e all’infrarosso.

L’autofocus a contrasto di fase rileva, tramite appositi sensori, alcune caratteristiche dell’immagine e dalla loro analisi determina se il soggetto è a fuoco o meno.

Nell’autofocus ad infrarosso un raggio, emesso dalla macchina fotografica, colpisce l'oggetto. Il tempo impiegato dal raggio per “andare a venire” fornisce alla macchina le  informazioni sulla distanza del soggetto. Se la messa a fuoco è automatica occorre puntare la macchina fotografica, fare in modo che una delle aree del mirino destinate all’autofocus si trovi sul soggetto, e schiacciare il pulsante di scatto fino a metà corsa.

Le fotocamere sono implementate due tipi di messe a fuoco a "Priorità di scatto" e a "Priorità di fuoco". Nella prima la macchina continua a mettere a fuoco fino a che non si preme il tasto di scatto. In questo tipo di messa a fuoco la macchina può scattare anche quando il fuoco non è ancora perfetto; si usa per esempio nelle foto d'azione dove il soggetto è in continuo movimento.

Nella seconda l'otturatore non scatta fino a quando la messa a fuoco non è perfetta.

Il cosiddetto focus tracking invece è il modo d’aggiornamento automatico della messa a fuoco su un soggetto che è agganciato dal sistema autofocus e mantenuto costantemente a fuoco.

Prima di usare l'Autofocus si deve fare un poco di pratica perché quello che la macchina può avere a fuoco può anche non essere il soggetto della nostra fotografia.

Occhio infine alla luminosità dell’obiettivo; la maggior parte delle reflex non riesce a mettere a fuoco in modo automatico con obiettivi di luminosità maggiore di f 5,6.

Anche se montato su una macchina prestigiosa, un obiettivo di luminosità massima f 4 con moltiplicatore 2x (es. 300 mm f4 + moltiplicatore 2x=600 mm f8) non potrà essere usato in autofocus. Uniche eccezioni la  Canon EOS 3 ed EOS 1V.

Non è superfluo ricordare di fare attenzione a non coprire la cellula ad infrarossi al momento dello scatto. Non è meno importante  osservare la distanza minima da tenere nei confronti del soggetto (variabile secondo l’obiettivo). Se questa distanza minima non viene rispettata avremo comunque una foto sfuocata.

ghiera  La messa a fuoco sulla distanza iperfocale è molto utilizzata nella fotografia naturalistica e di paesaggio.

ghieraForse poco conosciuta permette di impostare un diaframma e mettere a fuoco con una certa precisione tutti i soggetti che è oltre una certa distanza dall’obiettivo. Per calcolare questa distanza occorre far coincidere il simbolo dell’infinito ( OO ), che si trova sulla ghiera dell’obiettivo, con il valore del diaframma impostato presente sul lato destro della scala dei diaframmi. Sul lato sinistro della ghiera dei diaframmi in corrispondenza del valore impostato si potrà leggere il valore in metri della distanza oltre la quale tutto risulterà a fuoco.

I due esempi hanno in comune la distanza di messa a fuoco su 5 metri.
A sinistra le frecce indicano la profondità di campo che si ottiene col diaframma f 4   (estesa all'incirca da 4,5 a 8 metri).
A destra si ha la profondità di campo con diaframma  f 16; come si vede, di ottiene tutto a fuoco da 2,5 metri all'infinito (è il caso dell'iperfocale).

 

 

L’otturatore

Otturatore centraleOtturatore a tendinaL'Otturatore, tipicamente si trova tra l'obiettivo (anteriormente ad esso) e la pellicola (posteriormente ad esso). Per vederlo basta aprire lo sportellino d'inserimento della Pellicola (naturalmente senza che la pellicola sia inserita). Esso può essere

centrale “a lamelle”  o costituito da due tendine        posizionate orizzontalmente o verticalmente. Il loro compito è quello di far passare la luce solo al momento opportuno e per un tempo da noi opportunamente selezionato.

Come regolare il tempo d'otturazione?  

   Otturatore centrale           Otturatore a tendine

Utilizzando le macchine tradizionali, il tempo d'Otturazione lo inseriamo noi attraverso la ghiera inserita nella parte superiore della macchina. Per le macchine automatiche l'inserimento di solito viene fatto attraverso dei bottoni.

Quale è il funzionamento dell'Otturatore ?

Come abbiamo detto l'otturatore è costituito da due tendine. Queste tendine, nell'attimo in cui noi pigiamo il bottone di scatto, creano una fessura per il tempo da noi inserito, che permetterà il passaggio della luce che entra attraverso l'obiettivo, e l'esposizione della pellicola ad una quantità di luce proporzionale al tempo d'Otturazione, ed alle condizioni di luce esistenti nell'ambiente in cui noi ci troviamo.

Quale è la posizione dell'Otturatore ?

Le case che costruiscono macchine professionali per ovviare a questo inconveniente, inseriscono il sistema d'Otturazione all'interno dell'obiettivo, creando così i presupposti che permettono l'uso di qualsiasi tempo d'esposizione (tipicamente fino a 1/500) sincronizzati con il lampo del flash.

 

 

Tempi e diaframmi

In tutte le reflex è possibile selezionare il tempo di otturazione (cioè per quanto tempo la luce potrà impressionare la pellicola) ed il diaframma (la grandezza del foro posto all’interno dell’obiettivo attraverso il quale passerà la luce che colpirà la pellicola).

I tempi d’otturazione sono espressi in secondi e frazioni di secondo (tra 30 secondi ed 1/12.000 –es.  …1s, 1/2, 1/4, 1/8, 1/15, 1/30, 1/60, 1/125, 1/250, 1/500, 1/1000, 1/2000, 1/4000…) ed hanno la caratteristica di essere rispettivamente l’uno il doppio o la metà del successivo o del precedente.

(ad esempio 1/60 di secondo è pari al doppio di 1/125 di secondo ed alla metà di 1/30 di secondo )

 I diaframmi sono espressi con un numero riportato sulla ghiera dell’obiettivo (a volte è riportato su una ghiera sul corpo della reflex) preceduto da una f (f16, f11, f8, f5,6, f4, f2,8, f1,8).

La f indica un rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo e l’apertura del diaframma. 

Per i diaframmi vale la stessa regola vista per i tempi. Essi sono il doppio o la metà del successivo o del precedente.

Nelle reflex, come in tutte le macchine fotografiche, il calcolo dell’esposizione avviene per coppie “tempo-diaframma”, in altri termini per specificare la quantità di luce che deve colpire la pellicola occorre impostare il tempo ed il diaframma  da utilizzare.

Le coppie tempo diaframma possono essere equivalenti o multiple tra loro (ad esempio la coppia 1/60 di secondo ad f 5.6 equivale alla coppia 1/30 di secondo ad f 8, mentre fa entrare una quantità di luce pari alla metà della coppia 1/60 di secondo a f 4, e ad un quarto di quella che entra nella reflex con la coppia 1/30 di secondo ad f 4).

Lo scarto tra una coppia tempo diaframma e l’altra è denominato “stop”.

In gergo fotografico si dice che se una foto  è troppo scura avremmo dovuto aumentare l’esposizione di 1 o di 2 stop, intendendo che avremmo dovuto impostare una coppia tempo diaframma che facesse entrare una quantità doppia o quadrupla di luce, mentre se  fosse stata troppo chiara avremmo dovuto ridurre l’esposizione di uno o due stop.

Un po’ di pratica renderà sicuramente più semplice capire il corretto uso dell’esposimetro e delle coppie tempo-diaframma.

Il funzionamento di base di una reflex è tutto qui! Qualsiasi diavoleria di automatismo dell’esposizione è sempre riconducibile alla scelta di una coppia tempo-diaframma effettuata dalla macchina fotografica al posto vostro. Il mio consiglio è “se volete davvero imparare ad usare la macchina fotografica disinserite gli automatismi dell’esposizione e calcolate da soli quale coppia tempo diaframmi utilizzare. Quando avrete imparato reinseriteli, ma solo per velocizzare le operazioni di scatto”.

 

 

L’esposimetro

L’esposimetro presente nelle fotocamere moderne è costituito da una griglia di cellule in grado di valutare l’intensità della luce riflessa da diverse aree della scena inquadrata. Molto spesso tali cellule sono collegate al sistema autofocus . Gli esposimetri moderni sanno, quindi “dove leggere” nel presupposto che l’area dove si è maggiormente focalizzata la messa a fuoco corrisponda a quella più importante dell’inquadratura.

L’uso dell’esposimetro della reflex è abbastanza intuitivo. Nel mirino è solitamente presente una serie di led o di frecce o di numeri, che illuminandosi secondo come ruotiamo le ghiere dei tempi e dei diaframmi indicano la sovra o sottoesposizione  del fotogramma.

Ma, e qui la cosa comincia ad essere un po’ più interessante, gli esposimetri sono tarati per segnare il valore della corretta esposizione non di un qualsiasi soggetto, ma di un cartoncino grigio. Perciò, se non fotografiamo un cartoncino grigio, o un soggetto che riflette la luce come il cartoncino grigio, l’esposimetro ci darà una lettura sbagliata! Questo avviene anche operando in completo automatismo.

I moderni esposimetri multicellula tendono a ridurre quest’errore sulla base del confronto della lettura effettuata dall’esposimetro con i dati contenuti in un database memorizzato all’interno della macchina fotografica.

Per ovviare alla sovraesposizione e/o alla sottoesposizione occorrere conoscere il proprio esposimetro ed imparare ad assecondare le sue incertezze.

I fotografi di solito si comportano seguendo queste regole:

·  se uso diapositive: sottoespongo leggermente di ¼  o di mezzo stop per saturare meglio i colori;

·  se uso pellicola negative: sovraespongo leggermente.

·  se il soggetto principale è più chiaro dello sfondo: sottoespongo leggermente di ½ stop;

·  se è più scuro: sovrespongo leggermente per schiarire il soggetto principale evitando, però,di eccedere per non schiarire troppo gli altri elementi dell’immagine.

·  la regola del sole ad f 16: “con il sole (pieno) alle spalle del fotografo, regolare l’esposizione per il reciproco della sensibilità della pellicola ed impostare a f 16 il diaframma”; in altri termini in pieno sole e con pellicole da 100 Iso bisogna impostare 1/125 di secondo a f 16;

Queste semplici regolette servono per cavarsela sempre e in ogni modo soprattutto con le vecchie, ma ancora validissime, reflex che misurano la luce adoperando il sistema della media centrale ponderata.

In realtà le moderne reflex dispongono di sofisticati esposimetri che operano principalmente secondo i seguenti schemi:

  • rilevazione della media centrale ponderata
  • rilevazione spot
  • rilevazione multispot
  • automatica multicellula

Ognuno di questi sistemi ha dei pregi e dei difetti:

  • la media centrale  misura i valori di un’area abbastanza ampia (2 cm circa) che si trova al centro del mirino assegnando un peso maggiore alla zona centrale rispetto a quella marginale e per questo si adatta alla maggior parte delle situazioni; ha il difetto di non leggere l’esposizione delle aree periferiche. Se, il nostro soggetto non è al centro, dovremo, quindi correggere l’esposizione o puntare la reflex sul soggetto, misurarne l’esposizione e poi ricomporre l’inquadratura e scattare.
  • la rilevazione spot, cioè di una piccola area (5-8 mm) solitamente posta al centro del fotogramma, o selezionabile e corrispondente ai sensori dell’autofocus, o a zone segnalate nel mirino, è riservata ai fotografi esperti. Consente di stabilire con precisione l’esposizione di una piccola area del soggetto (quella che si ritiene di dover valorizzare con un’esposizione corretta, ad es. l’occhio o un particolare oppure a teatro dove ci sono fortissimi contrasti tra zone d’ombra e zone illuminate). Occorre puntare, effettuare la rilevazione spot, ricomporre l’inquadratura e scattare.
  • La rilevazione multispot consente di memorizzare più rilevazioni spot e di eseguirne la media. E’ molto difficile che un principiante possa usare correttamente questo sistema d’esposizione riservato a fotografi esperti in grado di tener conto nel calcolo dell’esposizione finale anche di altri fattori, quali la latitudine d’esposizione della pellicola, il colore della luce disponibile, le zone d’ombra, la zone di luce, … .
  • La rilevazione automatica multicellula: è molto efficiente, si consiglia il suo uso in tutte le situazioni “normali”, quando, in pratica, non vi sono esigenze particolari d’esposizione (fotografia di moda, interni poco illuminati o con luci al neon, notturni con pose lunghe, …).

 

 

I programmi

Le reflex, come le compatte, dispongono di programmi per fotografare in modo parzialmente o completamente automatico.

Esaminiamone le principali caratteristiche:

  • Priorità dei diaframmi: permette di selezionare manualmente la coppia tempo diaframma ideale mantenendo fisso il diaframma, che abbiamo impostato precedentemente su un valore da noi prescelto.

(es. impostiamo f 16 e controlliamo nel mirino il tempo selezionato automaticamente -ad esempio 1/30 di secondo- se variamo l’inquadratura e la dirigiamo su una zona più illuminata - ad es. 1 o 2 stop di differenza in più- noteremo che il diaframma rimane su f 16 mentre i tempi passano da 1/30 ad 1/60 o 1/ 125 di secondo).

In altri termini variano automaticamente solo i tempi!

Sta a noi fare in modo che il tempo prescelto dalla macchina risulti compatibile con il tipo di immagine che vogliamo riprendere.

  • Priorità dei tempi: permette di selezionare manualmente la coppia tempo diaframma ideale mantenendo fisso il tempo, che abbiamo impostato precedentemente su un valore da noi prescelto.  E’ l’alter ego dell’esposizione a priorità dei diaframmi.

In altri termini variano automaticamente solo i diaframmi.

Sta a noi fare in modo che il diaframma prescelto dalla macchina risulti compatibile con il tipo di immagine che vogliamo riprendere.

  • Ritratto: imposta la coppia tempo diaframma ideale preferendo la massima apertura di diaframma (f2 o f 2,8) possibile in base alle indicazioni dell’esposimetro ed anche a discapito di tempi eccessivamente lenti se la luce scarseggia;
  • Paesaggio: ottiene la coppia tempo diaframma ideale impostando tempi lenti e la minima apertura di diaframma possibile in base alle indicazioni dell’esposimetro (f 16 o f 11 o f 8 fino alla massima -f 2- se la luce è molto scarsa).
  • Sport: imposta la coppia tempo diaframma ideale preferendo i tempi rapidi. Ne consegue che i diaframmi saranno sempre abbastanza aperti. Serve per bloccare l’attimo, ed evitare il mosso dell’atleta o di un animale che si muove rapidamente.
  • Notturno:  Colpo di flash sul primo piano e tempi lunghi per registrare lo sfondo sempre molto scuro.
  • Completamente automatico: serve a non pensare! Devi solo inquadrare, scattare ed incrociare le dita.

 

2.      GLI OBIETTIVI

L’obiettivo è costituito da lenti, l'immagine che appare nelle nostre fotografie è dovuta all'insieme dei raggi di luce che vengono riflessi dal nostro soggetto. Perché l'immagine appaia chiara e perfettamente visibile bisogna regolare le lenti contenute all'intero del nostro obiettivo, in maniera che queste cadano tutte nelle stesso punto il focale. Il punto focale in fotografia deve cadere sulla pellicola all'interno del corpo della macchina. La ghiera, posta sull'obiettivo,  modifica la messa a fuoco spostando le lenti.

Su molti obiettivi si possono notare i metri serigrafati sulla ghiera di messa a fuoco. Infatti, l'impostazione della messa a fuoco può essere fatta conoscendo lo spazio in metri che intercorre tra la macchina e il soggetto (iperfocale).

 Le macchine reflex a differenza di altri tipi di macchine hanno la possibilità di intercambiare gli obiettivi, che in genere si dividono in Obiettivi a focale fissa o a focale variabile (gli Obiettivi zoom).

Ma cos'è la focale ?
La cosiddetta lunghezza focale è la distanza tra il centro ottico e il piano focale quando la messa a fuoco è sull'infinito. La lunghezza focale è espressa in millimetri e di solito è riportata sulla parte anteriore dell'Obiettivo.

 

lunghezza focale lunghezza focale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Tra le focali più usate abbiamo:

28 mm focale grandangolare, angolo di ripresa = 75°

50 mm focale media, angolo di ripresa = 45°

105 mm focale medio-tele, angolo di ripresa = 23°

300 mm focale tele, angolo di ripresa = 8°       

 

Come vediamo oltre alla pura differenza di focale abbiamo anche una differenza di angolo di ripresa, più alta è la focale minore sarà l'angolo di ripresa.

 

angolo di campo 4

 

 Da rilevare che esistono anche degli obiettivi detti Fish-eye (Grandangolari) che hanno un ampio angolo di ripresa ma che apportano nella fotografia una distorsione evidente agli angoli.

Gli obiettivi possono essere a focale fissa o variabile, grandangolari, normali, teleobiettivi, luminosi o poco luminosi, macro etc… .

In riferimento al formato 35 mm possiamo indicarne diverse categorie:

i grandangolari spinti:

Vanno dal 14  (o meno) al 21 mm;  hanno un notevole angolo di ripresa ma producono forti distorsioni a barilotto e linee spioventi. Se ne consiglia l’uso per dare un forte effetto presenza al soggetto che vogliamo mettere in forte risalto;

i grandangolari: (oggi anche zoom) vanno dal 24 al 35mm;

Se ne consiglia l’uso per fotografie  di monumenti, reportage, panorami molto ampi, in interni. Offrono una elevata profondità di campo nitido e tendono a rimpicciolire gli elementi più lontani e ad ingrandire quelli più vicini; provocano distorsione a barilotto, leggera vignettatura ai bordi del fotogramma e linee cadenti soprattutto se la macchina è inclinata e non è perfettamente parallela al soggetto;

gli obiettivi normali: 40, 50 e 60 mm.

Sono caratterizzati da un’eccellente luminosità e assicurano una riproduzione delle immagini molto vicina a quella che percepiamo con i nostri occhi (anche se molto meno ampia);

i medio-tele: 70, 80, 90, 100, 110 mm.

Sono caratterizzati da buona luminosità massima e sono ideali per i ritratti per la corretta riproduzione prospettica. Permettono di isolare il soggetto dallo sfondo utilizzandoli a tutta apertura;

teleobiettivi e teleobiettivi spinti: 200, 300, 400, 500, 600, 800, 1000 mm.

E’ un mondo tutto particolare. Permettono di osservare da lontano i volti delle persone o gli atteggiamenti degli animali o le azioni degli sportivi. Fotografare con i teleobiettivi può essere impegnativo a causa dell’ingombro elevato e del peso di alcuni obiettivi. Fate attenzione al mosso che facilmente abbiamo con questi obiettivi. Esso è dovuto all’elevato rapporto d’ingrandimento ed al tremolio involontario che noi apportiamo. Bisogna usare sempre un tempo d’otturazione non superiore all'inverso della lunghezza focale. Ad esempio: per un obiettivo da 200 mm non scendere sotto 1/200 di secondo; se non è possibile allora dovremo usare un monopiede o un treppiedi.

Moltiplicatori di focale: 1,4 X; 2 X

Moltiplicatori di focaleCon una macchina fotografica reflex ad ottiche intercambiabili c'è un'alternativa all'acquisto di un teleobiettivo di focale molto lunga: ci si può procurare un moltiplicatore di focale, che è in grado di aumentare fino a raddoppiare la lunghezza focale dell'obiettivo su cui viene montato. Come s’intuisce, non si tratta di un obiettivo vero e proprio, bensì di un accessorio che va interposto tra l'obiettivo e il corpo macchina. Un moltiplicatore di focale consiste in un sistema ottico in grado di far divergere i raggi provenienti dall'obiettivo; in tal modo l'immagine formata dall'obiettivo viene ingrandita e distribuita su una superficie maggiore. Pertanto solo una parte dell'immagine fornita dall'obiettivo va a colpire la pellicola, causando una perdita di luminosità. Questo è il primo aspetto negativo legato all'uso di un moltiplicatore di focale; nel caso più frequente di un duplicatore di focale (indicato come moltiplicatore 2x), la perdita di luminosità equivale a due diaframmi. Per fissare le idee, partendo da un teleobiettivo avente una lunghezza focale di 135 mm con luminosità f/2.8, applicando un duplicatore si ottiene un nuovo sistema ottico caratterizzato da una lunghezza focale di 270 mm e da una luminosità f/5.6.

 

diaframmaIl diaframma

Cos’è il diaframma? E’ un meccanismo inserito all’interno di ogni obiettivo che regola la quantità di luce che passa dall’obiettivo e va a colpire la pellicola. E’ in pratica un foro che si allarga e si chiude a nostro piacimento attraverso la regolazione dell’apposita ghiera.Se si riduce la dimensione del diaframma   passa       meno            diaframma in posizione di max e minima apertura

attraverso l’obiettivo e nel mirino non vedremo più nulla. Per impedire quest’eventualità  il diaframma è   sempre   aperto al 

massimo e si chiude al valore da noi impostato solo al momento dello scatto. Non ce ce n’accorgiamo perché il nostro cervello non rileva la variazione ed il buio dovuto al sollevamento dello specchio della nostra reflex.

 

 

 

 

3.    LE PELLICOLE

Quando scattiamo una fotografia facciamo in modo che la luce proveniente dal soggetto fotografato passi attraverso l'obiettivo e vada a colpire la pellicola posta all'interno della fotocamera.
La pellicola può essere pensata come un sottile foglio di materiale plastico trasparente (supporto), ricoperto da uno o più strati di una sostanza sensibile all'azione della luce (emulsione).

La scelta della pellicola dipende da molti fattori, la sensibilità, (50, 100, 200,400ISO), la grana, la necessità di ottenere stampe da negativo o diapositive per proiezioni, la latitudine di posa.

Personalmente per le foto di natura preferisco le diapositive e riservo la pellicola negativa agli scatti per feste e ricorrenze. La sensibilità è legata alla luce disponibile ed alle esigenze qualitative che dobbiamo soddisfare. Più scende la sensibilità (50 ISO) più sale la qualità. Più sale la sensibilità più scende la qualità ma, contemporaneamente, sale la latitudine di posa.

Il bianco e nero è generalmente riservato a reportage, ritratti, paesaggi. Vale lo stesso discorso fatto per le pellicole. Una pellicola da 100 Iso in genere fornisce ottimi risultati.

 

4.      ASPETTI TECNICI

Casella di testo: LUCE DIFFUSA: Le superfici reali sono tutte, più o meno, ruvide. La luce incidente viene riflessa in più direzioni. Provocandone la diffusione.  luce riflessaLa luce è una forma di energia che irraggia dalle sorgenti luminose e da esse si propaga in tutte le direzioni alla velocità di 300.000 km/s.
Le superfici colpite dai raggi luminosi si comportano in modi diversi, a seconda che li riflettano o li assorbano in maggiore o minore misura. Nella pratica, tutti i corpi assorbono la luce, a causa della rugosità della superficie.
Riflessione e diffusione:I corpi perfettamente levigati (come gli specchi) riflettono la luce secondo le leggi della riflessione geometrica, dove l'angolo del raggio riflesso è uguale a quello del raggio incidente. Il controllo tecnico del mezzo fotografico, sia digitale che tradizionale, è essenziale per poter concentrare                    LUCE DIFFUSA
tutte le energie sull’inquadratura e produrre immagini migliori.   Spesso si vedono fotografie intensamente evocative o
estremamente nitide e la considerazione più frequente è “chissà che obiettivi costosi avranno usato per queste foto”.

Certamente una buona attrezzatura rende più semplice ottenere buone foto, ma se devo essere sincero è possibile intervenire , su una moltitudine di altri fattori che influenzano l’immagine finale i più importantI dei quali sono il controllo della profondità di campo, l’eliminazione del micromosso e l’eliminazione dei riflessi attraverso l’uso di un polarizzatore.

 

La profondità di campo nitido

 

Il controllo della profondità di campo nitido è essenziale per la riuscita di alcune foto. Se vogliamo fotografare due soggetti posti a distanze diverse dovremo cercare di trovare un modo per far venire a fuoco entrambi i soggetti.

Esistono tre modi per alterare la profondità di campo:

  1. Variare la distanza tra macchina fotografica e soggetto: con questo si aumenterà la profondità di campo aumentando la distanza e si diminuirà la profondità di campomettendo a fuoco su un punto più vicino;
  2. Variare il diaframma: chiudendolo  (f 16) aumenterà la profondità di campo, aprendolo (f 2) diminuirà;
  3. Cambiare obiettivo: gli obiettivi grandangolari daranno maggiore profondità di campo, mentre i teleobiettivi ne daranno una minore.

Ad esempio nella fotografia ravvicinata capita spesso di non riuscire a mettere a fuoco un fiore per intero, ma solo i petali o solo i pistilli. Per ovviare a questo inconveniente è necessario chiudere il diaframma ai valori più chiusi (f 16) e compensare la caduta di luce con un colpo di flash o dei pannelli riflettenti.

All’opposto nei ritratti spesso si cerca di isolare il soggetto dello sfondo aprendo al massimo il diaframma e ricorrendo a dei teleobiettivi che amplificano l’effetto di sfocatura dello sfondo.

 

Il bracketing

 

E’ una funzione che si ritrova in molte macchine autofocus moderne. Equivale a scattare tre o più foto in rapida sequenza variando l’esposizione di una frazione di stop ad ogni scatto. La variazione dell’esposizione rende più semplice ottenere una foto migliore.

 

Il flash

 

Ne esistono di diversi tipi: manuali, automatici, ttl e possono essere collegati con cavi o contatti (slitta) o a distanza. Il numero guida è la misura della potenza del flash.

Il flash spara il suo lampo nel momento esatto in cui l’otturatore è completamente aperto. Per ottenere questo risultato, occorre che il lampo sia sincronizzato con la macchina fotografica. Normalmente le macchine fotografiche moderne adottano 1/200 di secondo come tempo massimo di sincronizzazione con il flash.

Per calcolare l’esposizione con i flash manuali si deve fare riferimento al regolo posto sul dorso del flash.

Si fissa il tempo da utilizzare, poi si imposta il regolo in base alle sensibilità della pellicola.

Esiste un’altra regola per calcolare la giusta esposizione:

si prende il numero guida: si divide in N.G. per le distanza in metri del soggetto;

 

I filtri

 

Possono essere di vari diametri, in vetro o gelatina, e si applicano generalmente sulla lente anteriore dell’obiettivo.

Alcuni filtri introducono delle varianti cromatiche all’immagine (filtri colorati e degradanti), o effetti particolari (flou, moltiplicazione delle immagini, etc…), o per eliminare i riflessi indesiderati (filtro polarizzatore e filtro grigio). Esistono anche filtri che eliminano le dominanti di colore provocate dalle luci ad incandescenza, o dalle lampade al neon.

Per eliminare la dominante azzurrina delle fotografie scattate in ombra basta montare un filtro ambrato.

Filtri degradanti possono essere usati, con molta moderazione, nella fotografia di paesaggio per caratterizzare cieli incolori o paesaggi poco interessanti.

 

Il treppiedi

 

Sicuramente l’uso costante di un buon treppiedi migliora sensibilmente il risultato finale ottenibile più dell’uso di costosi obiettivi o attrezzature fotografiche all’avanguardia. Spesso si ritiene che essendo la macchina fotografica abbastanza piccola si possa utilizzare un treppiede altrettanto piccolo.

Si dimentica, però, che man mano che si utilizzano obiettivi più potenti crescono di pari passo le vibrazioni introdotte nel sistema fotografico e, conseguentemente, cresce l’esigenza di stabilità.

Un esempio chiarirà meglio l’entità del problema: se normalmente usiamo un 50 mm un 100 mm rappresenterà un’ottica due volte più potente e raddoppierà gli effetti negativi di tutte le vibrazioni, di tutti gli errori di messa a fuoco e di qualunque altro difetto sull’immagine. Un 500 mm rappresenterà un’ottica 10 volte più potente. Conclusione, avrete bisogno di un treppiedi 10 volte più stabile di quello che usate normalmente.

Il mio consiglio per migliorare da subito le vostre foto è quello di utilizzare sempre il treppiede e che questo sia il più stabile e pesante possibile.

 

 

5.      IL DIGITALE

 

Concetti base

Le immagini digitali sono formate da pixel (punti). Il numero di pixel presenti in un pollice rappresenta, nel mondo del digitale, l’unità di misura della qualità del file fotografico.

Immaginate di avere 1000 mattoncini lego colorati; formate un’immagine unendo tutti i mattoncini senza che vi siano spazi tra essi. Ora ingrandite l’immagine spostando i mattoncini in modo che vi sia uno spazio di 1 mm, poi ingrandite ancora (“zoommate”) e fate in modo di avere 1 cm di distanza tra i mattoncini. L’immagine primaria sarà piccola, ma molto densa (e colorata). Le immagini successive saranno più grandi e sempre meno dense se vorrete ottenere un’immagine più densa dovrete aggiungere altri mattoncini di colori simili a quelli vicini agli spazi da riempire (interpolazione).

Questo è esattamente ciò che accade ai vostri file fotografici digitali. Se ingrandite l’immagine, dovete abbassarne la risoluzione oppure, per mantenere la risoluzione iniziale dovrete aggiungere dei pixel (interpolazione).

La risoluzione massima percepibile dall’occhio umano è di 300 dpi (dot per inches) vale a dire 300 punti per pollice quadrato. In altri termini se una stampa ha una risoluzione superiore l’occhio non la percepisce, il file, però, risulterà inutilmente più lungo e, quindi meno gestibile. Se, viceversa, l’immagine ha una risoluzione minore l’occhio può avvertire la differenza (soprattutto se è sostanziale come per le immagini web a 72 dpi), mentre il file sarà più breve. Per questo motivo sia sugli scanner che sulle macchine fotografiche digitali è sempre possibile impostare la risoluzione dell’immagine (e quindi anche la dimensione del file).mo

I vantaggi principali delle macchine digitali rispetto alle consistono nella possibilità di:

·        visualizzare l’immagine sul monitor prima di scattare;

·        impostare al momento dello scatto sia la risoluzione del file sia la nitidezza e la luminosità dell’immagine stessa;

·        intervenire anche sulla correzione di eventuali dominanti di colore (come per le foto scattate in interni illuminati da luci al neon o da lampade ad incandescenza).

Oltretutto la fotografia digitale permette di stampare solo le immagini migliori e di poterle facilmente manipolare ed inviare a parenti ed amici recuperando quella “manualità”, rispetto alla fotografia su pellicola, che tanto ha contribuito alla diffusione del bianconero.

I contro consistono essenzialmente:

·        nell’autonomia ancora non eccezionale di questi apparecchi, soprattutto a monitor sempre acceso;

·        nell’archiviazione del file su schede di capacità non illimitata, anzi ancora abbastanza ridotta (soprattutto per i professionisti e gli amatori esigenti, che vogliono ottenere grandi formati ad alta risoluzione e nella necessaria competenza informatica.

 

 

 

 

 

“In fotografia, che è foto-grafia, si ha a che fare con elementi grafici comuni a tutte le arti visive. Dovete conoscere i pilastri teorici del disegno: colori, linee, trame e forme. Questi rappresentano il vocabolario visivo di chi fotografa, mentre la tecnica fotografica provvede a fornire la sintassi. La loro sintesi determina la comunicazione”.      John Shaw

Lezione n. 2

 

 

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La fotografia di paesaggio, la luce, regole e tecniche di inquadratura e composizione, le stagioni.

 

1.      La fotografia di paesaggio

Un tramonto infiammato, scenari suggestivi di montagne che si susseguono a perdita d’occhio dopo un lungo cammino, o la costa selvaggia che sogniamo per le nostre vacanze: i paesaggi entrano ogni giorno nel nostro immaginario collettivo e spesso anche noi cerchiamo di  portarcene qualcuno a casa dopo una passeggiata o un viaggio.

Oltre ad essere tra i nostri soggetti preferiti, i paesaggi sono anche tra i più impegnativi. Spesso le nostre foto appaiono piatte e confuse. Non esprimono la vitalità e la forza del luogo e del momento immortalato.

Spesso è la mancanza di un soggetto, o di un motivo interessante che sorregga il nostro sguardo e desti in noi interesse e curiosità, a determinare questa sensazione di confusione e piattezza.

Il segreto è porsi una domanda: cosa ha attirato la mia attenzione?

Come fare per farne il centro d’interesse della mia fotografia?

 

Il senso del luogo.

Le belle fotografie sono il risultato di un processo mentale.

A pensarci bene in cosa differisce una spiaggia dall’altra, una montagna, una strada dall’altra?

Le luci? I colori? le forme?

Anche!  … Allora perché un posto dove abbiamo vissuto un’esperienza (importante o effimera non conta), a distanza di tempo ci manca più di altri similari?

Perché ciò che ci lega non sono solo le forme o i colori di quel luogo, ma il ricordo delle esperienze, di come abbiamo “percepito” quel luogo, di come lo abbiamo “amato”, anche se solo per un momento, quello del nostro scatto.

Ho frequentato per anni e frequento tuttora, le saline di Margherita di Savoia; ho scattato centinaia di fotografie addentrandomi fin nelle vasche o camminando per chilometri lungo i suoi argini fangosi, ma ho solo un’immagine delle saline che vive dentro di me: l’alba della notte della “Pietà” di alcuni anni fa, il gelo, la fatica di dover camminare sugli argini chino nella notte che tardava a diradarsi, il silenzio, i fenicotteri per la prima volta a poche decine di metri, l’attesa dei primi raggi prima che il sole cominciasse ad alzarsi.

Esprimere emozioni nella fotografia di paesaggio non è facile.

Proviamo a descrivere con un aggettivo il paesaggio che vogliamo fotografare e poi pensiamo a come fare per mettere in risalto  e trasmettere le nostre sensazioni: che obiettivo scegliere (o le qualità dell’obiettivo di cui disponiamo), a che ora scattare la nostra fotografia (o con quale luce), quali sono gli elementi grafici da valorizzare.

Il caldo, il gelo, la vastità, la severità del luogo, la rigogliosità della flora, i cromatismi, il cielo piatto o nuvoloso, sono tutti elementi che possiamo utilizzare per rendere un paesaggio più ricco e personale.

 

 

2.      REGOLE E TECNICHE DI COMPOSIZIONE

La composizione

Comporre gli oggetti che compaiono in una fotografia è importantissimo (è ciò che  fa la differenza fra una buona fotografia ed una pessima).

I principi da tenere in considerazione sono due: il contrasto e l’equilibrio. Il contrasto può essere fra forme fra colori ecc. Oggetti che si contrastano si pongono in una forma d’equilibrio. Riuscendo così a formare un’immagine con una certa armonia (come in un sistema di pesi e contrappesi).
E’ importante considerare come il nostro cervello reagisce ai colori.

Quando in una fotografia inseriamo un oggetto di colore rosso, anche se questo è un puntino all'angolo estremo della fotografia, il nostro occhio sarà subito distratto da questo particolare, e chi guarda metterà in secondo piano il soggetto principale della nostra foto.

Questo perché i colori caldi più accessi riescono ad attrarre l'attenzione.

Il nostro occhio regolato dagli impulsi celebrali tende a selezionare gli oggetti che vediamo.

Ad esempio se tra degli oggetti qualsiasi si trova un oggetto che ci appartiene il nostro occhio tende a distrarsi dagli altri e seleziona l'oggetto che ci appartiene. E’ necessario porre attenzione allo sfondo ed agli oggetti secondari che disturbano la composizione e la pulizia dell’immagine.

 

Principali modi di comporre un’immagine

 

Composizione sulla diagonale: l'inquadratura è divisa in due parti da una linea che va da un angolo all'altro del riquadro.

 

Composizione a radianti: dal punto di maggior interesse dipartono delle linee di fuga che vanno all'esterno della nostra inquadratura.

Composizione circolare: gli oggetti sono disposti a cerchio intorno al nostro soggetto.

 

Composizione a triangolo: gli oggetti sono disposti sulla base di questa figura. Dà un senso di tranquillità e di rilassamento.

Oltre a questo il nostro occhio tende a vedere le cose secondo dei punti di preferenza, in breve quando guardiamo una fotografia il nostro occhio, comandato dal cervello, la osserva iniziando sempre da sinistra in alto, finendo a destra in basso. Da ciò s’intuisce che il punto di maggior interesse è il centro della foto cioè nel punto dove le due diagonali s'incontrano.

 

La regola dei terzi.

La regola dei terzi è la tecnica tradizionale con cui si crea una foto armonica. Il centro di un’immagine non è il luogo in cui l’occhio preferisce soffermarsi.

Immaginiamo di dividere l’immagine nel mirino in nove aree uguali tracciando due linee orizzontali e due verticali. Inquadrando poniamo il soggetto lungo uno dei punti d’intersezione della griglia. La tecnica funziona sia per le inquadrature verticali che per quelle orizzontali.

Esempio classico è la linea d'orizzonte. Disporre l’orizzonte sulla linea del terzo inferiore equivale a drammatizzare, a dare enfasi al cielo; se il cielo è grigio, ma importante per la foto potremo far coincidere l’orizzonte con il terzo superiore.

 

 

 

Le linee orizzontali, come quelle proposte da una fotografia con soggetto l'orizzonte, danno un senso di tranquillità e stabilità. Le linee verticali danno una sensazione di moto che dal basso ci porta verso l'alto. Le linee inclinate, come le diagonali, attraversano l'immagine. Questo tipo di linee suggeriscono un movimento.

Le linee irregolari,  danno una sensazione d'attesa da parte di chi guarda.

Le linee curve, od ondulate, danno una sensazione di movimento lento e tranquillo.

 

 

 

 

3.      LA LUCE

A che ora fotografare?

Provate a tornate nello stesso posto in diverse ore del giorno: il mattino presto la tarda mattinata, il pomeriggio, l’imbrunire per vedere l’effetto dei diversi cambiamenti di luce.

Ad esempio se decidete di andare in campagna d’estate, preferite l’alba o il tramonto, soffrirete meno il caldo ed avrete un’aria più limpida e tersa; inoltre in quelle ore la luce è più calda e radente, le ombre sono più lunghe. Ci sono giorni in cui la luce radente del sole appena spuntato illumina la scena in maniera incredibile, vi sembrerà di poter vedere ogni foglia, ogni filo d’erba per chilometri attorno a voi.

Fotografate un paesaggio; sarà diverso fotografare all’alba o al tramonto! Occhio al sole. Fate in modo di averlo alle vostre spalle o lateralmente. Attenzione ai riflessi, utilizzate un buon paraluce o un cartoncino nero per schermare i raggi che incidono sulle lenti dell’obiettivo.

Usate il treppiedi! Molti paesaggi non rendono a causa del micromosso! Se volete che tutto risulti a fuoco chiudete il diaframma o usate la messa a fuoco iperfocale.

 

Maltempo

Se il cielo è nuvoloso o piove, non vi scoraggiate! Spesso il momento più bello della giornata è proprio il momento in cui smette di piovere, il sole fa capolino tra le nuvole ed i raggi di sole si fanno largo nel cielo ancora livido. Inoltre il cielo nuvoloso diffonde la luce in modo omogeneo ed elimina i riflessi, con grande vantaggio per la saturazione dei colori delle nostre fotografie.

Muoversi…,       … scattare!

Spostatevi, camminate, fate qualche metro in più rispetto al ciglio della strada, abbassatevi, arrampicatevi, non siate pigri! Sarete sorpresi di vedere come varia una scena cambiando il punto di vista.

Cercate un soggetto, ed incorniciatelo dietro una quinta (come a teatro, una quinta è un sipario, un elemento che è posto in primo piano rispetto al soggetto principale e lo incornicia, ne nasconde, decorandolo, il fianco- es. la chioma in controluce di un albero, o una parete rocciosa che degrada sulla vallata)

Normalmente fotografiamo paesaggi con un obiettivo normale o grandangolare.

Cambiate obiettivo! Se avete un teleobiettivo usatelo! Provate e mi darete ragione. Specie se fotografate in zone molto ampie come le saline o in montagna.

Facciamo attenzione alle regole di composizione ed alla regola dei terzi. E’ bene che il cielo occupi il terzo superiore, a meno che non sia proprio il cielo a rappresentare il nostro soggetto principale; in questo caso potrà occupare i due terzi dell’immagine. 

Esponete evitando di includere il cielo, eviterete di sottoesporre il resto dell’inquadratura, puntate sull’asfalto o su un prato, sui mezzi toni.

Badate a ciò che includete nell’inquadratura. La pulizia della composizione è importante per ottenere belle foto. Evitate di includere tutto ad ogni costo nell’inquadratura Selezionate il vostro soggetto. Potrebbe essere più interessante fotografare solo una porzione del “vostro” paesaggio.

 

La luce giusta

Quante volte abbiamo visto un tramonto indimenticabile dall’auto? Quante volte abbiamo pensato “ok! ora scendo e me lo faccio!”? Quante volte siamo scesi e, senza fare nemmeno un passo a destra o a sinistra, abbiamo scattato il “nostro” tramonto e siamo ripartiti? Quante volte siamo arrivati a casa delusi per i “nostri” tramonti appena ritirati dal fotografo?

A volte per ottenere buone foto occorre prendersi un po’ di tempo, fermarsi, saper aspettare il momento giusto, la luce giusta. Mezz’ora fa una differenza enorme in fotografia.

Facciamo attenzione alla direzione della luce. Se fotografiamo nelle saline di Margherita avremo il sole alle spalle per tutta la mattinata. Nel pomeriggio avremo il sole di fronte che si riflette nelle saline e rovina l’immagine; aspettiamo gli ultimi bagliori del tramonto sottoesponendo leggermente. L’illuminazione è importante, non sottovalutiamo le dominanti di colore che possono conferire carattere all’immagine.

 

L’acqua

L’acqua non è un soggetto semplice da riprendere. Occorre fare delle scelte.

Riprendere gli spruzzi di un torrente o il fluire dell’acqua che scorre tranquilla? Si deve sovraesporre o sottoesporre? Che tempo usare per ottenere il risultato voluto?

Fermatevi, riflettete, un tempo breve (1/250) fermerà gli spruzzi. Esponete evitando di inquadrare zone troppo illuminate od ombrose. Un tempo lento (1/4 o 1/8 di secondo) ed un buon treppiede vi consentiranno di ottenere un’immagine morbida con gli spruzzi che si confonderanno in una piccola nuvola. Se l’acqua fluisce regolare in un piccolo dislivello cercate dei riflessi ed avvicinatevi fino a selezionare solo una zona in cui l’onda costituisca l’elemento principale.

In spiaggia

Non c’è fotografo che non sogni una vacanza tropicale nelle acque limpide dei tropici o della Sardegna tanto reclamizzate sui cataloghi delle agenzie di viaggio.

Ebbene, per trovare angoli incontaminati ed acque cristalline munitevi di un buon filtro polarizzatore e buona vacanza! Già basta un polarizzatore per trasformare l’acqua del mare di Margherita e renderla competitiva con quella dei cataloghi delle agenzie di viaggio.

Se volete valorizzare le vostre foto al mare, i paesaggi marini, usate il polarizzatore, seguite i consigli che avete letto sopra, evitate di scattare sempre a mezzogiorno e, soprattutto, affittate una barca! Le foto della costa saranno più spettacolari e coinvolgenti se scattate non dalla spiaggia, ma dal mare, o dall’alto di un costone roccioso (sul Gargano ci sono moltissime possibilità di sfruttare l’altezza per fotografare paesaggi marini).

Ricordate che se non usate il polarizzatore i riflessi dell’acqua e/o dalla spiaggia inganneranno il vostro esposimetro. Sovraesponete di almeno 1 stop.

 

 

 

In montagna

La montagna è il luogo ideale per fotografare magnifici paesaggi.

Picchi innevati, valli, catene di monti che si susseguono l’un l’altra, boschi, etc…, destano generalmente una grande impressione.

Occorre, però, seguire alcune regole per ottenere il massimo risultato possibile:

1.      Preferiamo il teleobiettivo ai grandangolari: il nostro occhio non ha una visione grandangolare, ma “panoramica”. Inoltre il cervello focalizza l’attenzione sulla zona centrale minimizzando quella periferica. Quando usiamo un grandangolo inquadriamo una zona molto più piccola rispetto alla nostra visione panoramica, ma più grande rispetto alla zona di attenzione. E’ per questo motivo che a volte le nostre foto non rendono giustizia a panorami che ricordiamo spettacolari.

Il teleobiettivo serve a selezionare solo le zone veramente interessanti da riprendere escludendo quelle che per troppa vicinanza o per fretta non servono al nostro paesaggio (es. la zona dalla quale stiamo fotografando, i pali della luce, etc…).

2.      Usiamo il polarizzatore: Foschia e riflessi possono causare una perdita di definizione che il nostro cervello filtra e corregge automaticamente, mentre la pellicola no. Inoltre in montagna il tempo è                                                                                              generalmente variabile ed il polarizzatore drammatizza il cielo nuvoloso.

 

3.      Compensiamo l’esposizione: sulla neve sovresporre di circa 1,5 stop, nei boschi o nelle zone in ombra sovresporre di circa 1 stop;

4.      Ricordiamo di utilizzare le linee forti e le tecniche di composizione dell’immagine.

 

 

 

4.      LE STAGIONI

 

 

Autunno ed inverno

Estate e primavera sono la stagioni per antonomasia nelle quali il popolo dei fotografi naturalisti esce dal lungo letargo e si ritrova per prati e marine di tutta l’Italia.

Puntiamo, quindi, l’obiettivo su due stagioni che, forse più delle altre, si prestano molto ad essere ritratte e documentate anche dal punto di vista naturalistico.

L’autunno e l’inverno offrono spettacolari occasioni fotografiche. La campagna con i suoi caldi colori autunnali, i boschi, la brina mattutina, i paesaggi innevati, il cielo gonfio di pioggia, sono solo alcune tra le opportunità fotografiche da non perdere offerte da queste stagioni.

Innanzi tutto in queste stagioni la luce è fotograficamente migliore soprattutto nelle ore centrali della giornata. Cerchiamo di disporci in modo che la luce cada trasversalmente sul nostro soggetto. Alla ricerca della massima saturazione dei colori utilizziamo il polarizzatore, per togliere il luccichio delle foglie e far risaltare il blu del cielo (specialmente se nuvoloso). L’effetto non funziona con il controluce.

E’ possibile utilizzare dei filtri color ambra se si fotografa in ombra, o se il cielo è particolarmente terso o livido, per eliminare la dominante azzurrina.

L’alternativa ai filtri è fotografare nel pomeriggio inoltrato per sfruttare al massimo i toni rossi e per mantenere alto il contrasto sulla scena.

Per sfruttare la luce dell’alba, spesso luminosissima, occorre portarsi sul posto quando è ancora notte. Le ore del primo mattino favoriscono brine e foschie che possono essere ritratte con obiettivi luminosi e diaframmi molto aperti, così da sfocare i piani dietro il soggetto ed aumentare l’impressione di plasticità di scene dall’atmosfera spesso romantica.

Se poi la brina notturna sarà gelata sui rami e sui cespugli ci si imbatterà in quel fenomeno di “galaverna” che incrosta con arabeschi ghiacciati la vegetazione.

 

I tramonti

La maggiore difficoltà nella fotografia di tramonti consiste nella misurazione esposimetrica.

Operate in manuale e misurate l’area luminosa adiacente al sole. Ciò comporterà una leggera sottoesposizione delle altre zone con conseguente saturazione dei colori. Provate, eventualmente a sottoesporre ulteriormente di 1/4 o 1/2 stop.

 

 

 

 

 

 

Lezione n. 3

 

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FOTOGRAFIA DI FIORI

I fiori attirano l’interesse di molti fotografi e rappresentano uno dei principali soggetti che incontreremo durante le escursioni programmate in questo corso.

Inoltre molte specie di fiori sono in declino e l’interesse dei fotografi può contribuire a sensibilizzare le persone sul rischio che corre una determinata specie e, conseguentemente il suo habitat.

Molti sono portati a pensare che basta inquadrare un bel fiore nel mirino ed il gioco è fatto. E’ proprio la facile disponibilità a fare in modo che siano soggetti molto sfruttati.

Cerchiamo di sottoesporre leggermente per saturare i colori (1/4 di stop e soprattutto con le diapositive) e di seguire le regole, sempre valide, della composizione (sulla diagonale, al centro, etc…) e di sfruttare eventuali simmetrie e reiterazioni di temi, forme, colori spesso presenti  nei fiori e nelle piante.

 

Isoliamo il soggetto                                

 Uno dei principali problemi nell’immagine di fiori consiste nello stabilire un corretto rapporto tra soggetto e sfondo. In altre parole lo sfondo non deve distogliere l’attenzione dell’osservatore dal soggetto principale. Un teleobiettivo può permetterci di isolare il soggetto al punto di trasformare lo sfondo in un pannello monocromatico.

L’effetto di stacco tra il fiore e lo sfondo sarà tanto più evidente quanto maggiore sarà l’apertura del diaframma e la sua lunghezza focale. In questo modo avremo a fuoco soltanto una porzione del fiore (preferibilmente gli organi interni (pistillo, stami etc…) ed il resto sarà reso in modo morbido e sensuale a causa della ridotta profondità di campo.

Per ottenere sfondi colorati ed omogenei si può ricorrere all’uso di cartoncini colorati da porre dietro il nostro soggetto. La tecnica è sempre la stessa: messa a fuoco selettiva, diaframmi molto aperti tempi abbastanza rapidi.

 

Con il grandangolo

Spesso utilizziamo il grandangolo per la fotografia di paesaggio. Per la fotografia di fiori il grandangolo è prezioso per ottenere fotografie di fiori inseriti nel paesaggio che li circonda. Si tratta, in definitiva di un paesaggio in cui il soggetto in primo piano è un fiore.

L’utilizzo di un tubo di prolunga dischiude poi il modo della macrofotografia. Ci sembrerà di poterci affacciare sulla corolla del fiore per  guardarci dentro.

La vera difficoltà di queste fotografie, a parte quella tecnica, consiste nel selezionare gli elementi dell’immagine in modo che l’osservatore “veda” esattamente ciò che noi vogliamo che veda, stando attenti a non inserire elementi di distrazione.

 

A distanza ravvicinata

Ad un rapporto di ingrandimento pari ad 1:1 (vale a dire che l’immagine impressa sulla pellicola ha le stesse dimensioni del soggetto reale) corrisponde il confine tra close-up (o fotografia ravvicinata) e macrofotografia (per ingrandimenti superiori).

Il problema maggiore in queste fotografie consiste nella perdita di luminosità connessa con l’uso di enti aggiuntive, tubi di prolunga o obiettivi macro(solitamente leggermente meno luminosi dei rispettivi omologhi non macro) ed alla necessità di chiudere il diaframma alla ricerca della massima profondità di campo possibile (solitamente molto scarsa ). Proprio per questi motivi si rende indispensabile utilizzare il treppiedi ed il flash.

Ovviamente l’ideale consiste nell’uso di un obiettivo macro (da 50 fino a 90 mm), montato su treppiedi, con flash automatico di riempimento – non montato sulla fotocamera altrimenti non riuscirebbe ad illuminare il fiore data la breve distanza dall’obiettivo-).

Con il flash

Il flash può essere utilizzato per sostituire la luce del sole (ed in questi casi permette di utilizzare pellicole di bassa sensibilità e di eliminare il mosso grazie alla conseguente possibilità di utilizzare tempi rapidi) o per schiarire il soggetto o le ombre che ricadono sul soggetto (fill-in o riempimento).

In entrambi i casi l’automatismo TTL delle fotocamere reflex viene mantenuto. E’ preferibile però lavorare con il flash di riempimento impostando una staratura intenzionale di -1 e -1,5 stop per evitare riflessi o zone con bianchi “bruciati” o, meglio, sovresposte.

L’esposizione risultante darà un risultato più gradevole perché lo sfondo non sarà artificialmente nero ed il soggetto risulterà illuminato da due fonti: il sole ed il flash.

Un’alternativa al flash è data dal panello riflettente. Di carta stagnola, di cartoncino bianco, di polistirolo o di plastica bianca il pannello riflette sul soggetto parte della luce del sole e contribuisce a schiarirne le ombre. In questo caso non sarà necessario sottoesporre.

La modalità da utilizzare per l’automatismo del flash è “slow sinc” (flash e tempi lenti) o “rear” (seconda tendina).

Dall’alto

Il fiore può essere ripreso da varie prospettive. Se ripreso dall’alto si ottiene un’immagine complessiva del fiore, ma se ne perde la profondità. Occorre, quindi cercare la massima profondità di campo possibile per avere a fuoco ampie zone della corolla e dei pistilli. Ciò equivale, come sappiamo, a chiudere i diaframmi ed a lavorare con tempi lunghi o con il flash. In ogni caso sarà preferibile posizionare il treppiedi.

 

 

Dal basso

Chi non ha mai visto un fotografo naturalista in azione mentre fotografa fiori si divertirà. Non capita tutti i giorni di vedere qualcuno sdraiato per terra mentre si contorce in pose strane alla ricerca di una inquadratura migliore o della messa a fuoco ideale. Già se volete fotografare i fiori dal basso, o anche ad altezza naturale, dovete sdraiarvi e sporcarvi un po’.

I risultati potranno essere molto interessanti.

Ovviamente no ai teleobiettivi ed avanti tutta con grandangolari e 50 mm macro. Attenti al cielo. Se è molto presente l’esposimetro tenderà a sottoesporre. Aprite il diaframma di almeno ½ stop.

Cercate la massima profondità di campo per avere a fuoco lo stelo e la corolla.

 

La foto monocromatica

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Sfruttate il colore uniforme delle foglie o dei fiori per ottenere composizioni di forme, e temi uniti dall’unica dominante di colore e dalle sue sfumature.

 

La classificazione

 

Se volete documentare una particolare specie, non dimenticate di riprendere alcune immagini dalle quali si possano contarne i petali e la disposizione dei fiori, di riprendere i particolari delle foglie ed una immagine complessiva della pianta annotando data, luogo, numero fotogramma e dati di ripresa su di un notes.

 

 

 

 

FOTOGRAFIA DI ANIMALI

 

 

La prima cosa che un aspirante fotografo naturalista impara a proprie spese sulla fotografia di animali è che non ci sarà alcuna fotografia se non conosce bene le abitudini dell’animale che si intende ritrarre. Studiare il comportamento e  le abitudini, degli animali che si vogliono fotografare è la vera premessa della fotografia naturalistica di animali in libertà.

Ogni vero fotografo naturalista rispetta la natura che vuole ritrarre.

Evitate di allarmare gli animali avvicinandovi troppo al nido. Camminare in luoghi scoperti osservando alcune precauzioni minime (niente riflessi, vestirsi con abbigliamento mimetico, cercare di mascherare la tipica andatura bipede dell’uomo -che anche gli animali selvatici hanno imparato a temere- ripararsi dietro argini, folti prati, muretti etc,) permette di avvicinarsi senza farsi notare evitando agli animali il pericolo di dover abbandonare senza motivo ambienti sicuri e ben conosciuti con la conseguenza di esporsi maggiormente ai predatori o ai cacciatori.

Fatta questa breve ma necessaria premessa diciamo che non possiamo chiedere ai nostri soggetti preferiti di stare fermi o di sorridere. Pazienza, sensibilità, conoscenza delle abitudini della specie che si vuole riprendere (estivante o svernante, habitat, alimentazione, periodo riproduttivo, modalità del corteggiamento), prontezza di riflessi, attrezzatura adeguata sono gli elementi necessari al fotografo di animali.

Occorre prevenirne gli spostamenti, precederlo in un luogo adatto alla ripresa, attendere che manifesti il comportamento, saper cogliere il momento giusto senza farsi trovare impreparati, poi trovare la composizione, la luce giusta, l’angolazione, che ne mette in luce la qualità stabilita.

 

 

Nozioni di base

Se ci troviamo in un parco, probabilmente gli animali sono abituati alla presenza umana e non avranno timore di farsi avvicinare più di quanto farebbe un animale selvatico.

Sia che ci troviamo in un parco che in aperta campagna le regole sono in ogni caso le stesse: usiamo il treppiedi (o un monopiede), un obiettivo zoom probabilmente permetterà di alleggerire il nostro bagaglio. Usateli con fiducia, soprattutto nelle giornate soleggiate nelle quali non avrete bisogno di obiettivi luminosi. Le focali normalmente usate partono da 80mm e non superano i 300mm..

Usate tempi rapidi e regolate il diaframma di conseguenza senza aprire troppo il diaframma per salvaguardare la profondità di campo. A mano libera non scordate di regolare i tempi secondo la regola del reciproco della lunghezza focale dell’obiettivo. Abbassiamo il punto di ripresa e regoliamo la messa a fuoco sugli occhi o sulla parte del corpo che vogliamo mettere in risalto.

Se gli animali sono dietro una rete di ferro avvicinatevi alla rete ed aprite al massimo il diaframma. Regolate i tempi di conseguenza. La rete sparirà dalla foto!

Se siete in un bosco attenti all’esposizione. L’ambiente normalmente poco illuminato potrebbe influire sulla rilevazione dell’esposimetro. Una leggera sottoesposizione è consigliabile.

Se, mentre vi avvicinate, gli animali si accorgono di voi rimanete immobili fino a che non si tranquillizzano. Non fissateli. Cercate di capire se tra voi ed il vostro soggetto vi sono altri animali che potrebbero metterlo in allarme fuggendo, se c’è abbastanza protezione (arbusti, argini, alberi o rocce dietro le quali nascondersi), se lo sfondo ci mimetizza o evidenzia la nostra andatura bipede ben riconoscibile per gli animali. Dov’è il sole? Siamo sottovento o sopravento? Per scegliere il tragitto controlliamo tutti questi fattori. A volte questo potrà implicare una strada più lunga della linea retta, ma avrete maggiori possibilità di avvicinarvi.

Se avete obiettivi autofocus non esagerate con la messa a fuoco automatica. Ricordate che molti obiettivi hanno motori ad ultrasuoni percepibili dagli animali. Se il soggetto non è molto mobile, e ne avete la possibilità, rischiate la messa a fuoco manuale.

Per congelare le scene d’azione (balzi, corsa, lotta), ricordate d’impostare tempi rapidi ed autofocus. Chi ama gli automatismi selezioni la modalità di messa a fuoco continua ed il programma per le riprese sportive.

Potete esaltarne il pelo fotografando il vostro animale in leggero controluce selezionando la modalità ritratto. In questo caso cercate di non usare lunghi teleobiettivi altrimenti il flash non rischiarerà l’animale ed avrete un controluce deciso.

Per ottenere sfondi morbidi e sfuocati fotografate gli animali con il diaframma aperto al massimo.

 

 

Eyes of the tiger

 

A volte una sola foto esprime il carattere di un animale meglio di un intero servizio fotografico. Gli occhi, lo sguardo possono dirci dell’aggressività di un predatore, possono raccontare la dolcezza di una mamma intenta ad accudire i cuccioli.

La prima regola è: abbassiamo il punto di ripresa.

Portiamoci alla stessa altezza del nostro soggetto, se possibile posizioniamo la macchina fotografica alla stessa altezza dei suoi occhi. Poi regoliamo la coppia tempo diaframma in modo da avere la massima profondità di campo (ciò equivale a chiudere il diaframma) e scattiamo con la macchina fotografica ben ferma su un treppiede con un tempo il più rapido possibile.

 

 

Fotografia di uccelli

Gli uccelli rappresentano un soggetto molto dinamico, che richiede grande pazienza per attendere il momento giusto e notevoli capacità tecniche. Normalmente sono necessari lunghi teleobiettivi  (da 300 mm in su) e tempi molto rapidi (almeno 1/250 o 1/500 di secondo se in volo). E’ perciò quasi sempre necessario dotarsi di obiettivi molto pesanti e luminosi (f 2,8 o f4) e, spesso, anche di moltiplicatore di focale e treppiedi.

Possiamo fotografarli in volo, mentre sono a terra (durante il corteggiamento o il pasto) o nel nido.

Il volo

La fotografia di uccelli in volo richiede un’estrema prontezza di riflessi, rapidità di movimento, una buona pianificazione della fotografia che si vuole scattare, molta pazienza.

Cercate un riparo; un capanno, un muretto, un albero o una macchina (una delle opzioni preferite del fotografo naturalista); posizionatevi sottovento in modo che il vostro odore ed eventuali rumori non possano essere percepiti dagli animali. Posizionate il cavalletto ed attendete il momento buono.                                                                                                  

Seguite gli spostamenti del vostro soggetto inquadrandolo nel mirino. Impostate un tempo rapido (di solito con pellicola 100 iso ed obiettivo 300mm impostate almeno 1/500 di secondo; il diaframma va regolato diCasella di testo:                      Basettino
Questa foto è stata scattata nella riserva naturalistica Lago Salso all’interno del Parco nazionale del Gargano. Percorrevo una stradina circondata da folti canneti e larghi specchi d’acqua. Notai un piccolo gruppo di basettini che quasi ritmicamente usciva allo scoperto per appendersi alle canne e mangiarne i semi per poi, dopo pochi secondi, sparire nel folto del canneto. Fermai la macchina e molto lentamente aprii lo sportello di pochi centimetri. Sistemai la macchina fotografica in modo da sfruttare come punto d’appoggio lo sportello e il montante della macchina. Per saturare i colori scelsi una leggera sottoesposizione selezionando 1/125 a f 11 con il 1000 mm MTO.
Dopo pochi scatti sparirono definitivamente alla vista.


 
conseguenza), scattate preferibilmente in autofocus.                         

  

Attenti a non sottoesporre: il cielo è sempre più luminoso del soggetto e tenderà ad ingannare l’esposimetro. Impostate una leggera sovraesposizione (1/4 o ½ stop) agendo sugli appositi comandi o (nelle reflex manuali) impostando una sensibilità della pellicola inferiore.

Se scattate in manuale conviene calcolare l’esposizione prima di comporre l’inquadratura. Fate così: inquadrate un prato o un tratto di asfalto grigio medio e calcolate l’esposizione necessaria, poi in base alla lunghezza focale dell’obiettivo che state utilizzando calcolate il tempo da impostare per scongiurare il mosso (il reciproco della lunghezza focale dell’obiettivo, ovvero con un 300mm 1/250, con un 500mm 1/500 di secondo e così via). Regolate il diaframma di conseguenza. Utilizzate pellicole e diapositive con almeno 100 iso (400 sarebbe meglio, se non fosse per una resa leggermente meno nitida e brillante).                                                                

Il panning è una tecnica molto usata per esprimere il movimento del soggetto. Consiste nello scattare con un tempo lento mentre seguiamo il volo dell’uccello. E’ importante non spezzare il movimento che deve essere fluido e deve continuare senza interruzioni anche dopo lo scatto.

 

La messa a fuoco (preferibilmente in autofocus) deve avvenire sulla testa dell’uccello. In questo modo si ottiene un particolare abbastanza nitido ed a fuoco, mentre il resto del corpo verrà mosso. Il soggetto si staglia sullo sfondo (mosso anch’esso).

 

 

 

 

 

 

 

 A terra o in acqua

 

Gli uccelli passano a terra, o posati sui rami o su fili elettrici e cornicioni, molto più tempo di quanto non si creda.

Il difficile consiste nell’avvicinarsi. Usiamo i teleobiettivi spinti ed un buon moltiplicatore di focale uniti ad un solido treppiedi.

L’ideale sarebbe avvicinarsi prima dell’alba e nascondersi in un capanno, in modo che, opportunamente riparati, gli uccelli non possano intuire la nostra presenza, concedendoci il tempo necessario ad effettuare alcuni scatti.                                      

Non limitiamoci ad effettuare primi piani.

E’ preferibile scattare foto di uccelli “ambientate” a primi piani malriusciti (ad esempio perché la luce non è sufficiente per scattare con tempi rapidissimi e teleobiettivi poco luminosi)

Appostiamoci seguendo le semplici regole indicate prima.

Se decidiamo di scattare dalla macchina spegniamo il motore solo dopo alcuni secondi dopo esserci fermati. Evitiamo di aprire le portiere ed arriviamo con il  finestrino già abbassato. Mettiamo un sacchetto di fagioli sotto l’obiettivo ed usiamo il finestrino come punto d’appoggio. Evitiamo movimenti che facciano ondeggiare anche minimamente l’auto, tratteniamo il respiro nel momento dello scatto.

 

Potremmo offrire del cibo agli uccelli, per attirarli in un punto preciso. Solitamente questi tentativi non                                                                ci risparmiano lunghe attese e potrebbero farci perdere buone occasioni per altre foto.

 

Casella di testo: Gabbiano roseo
Ero  uscito in cerca di foto di pittime ed altri piccoli limicoli quando notai un certo numero di gabbiani, tra cui alcuni rari gabbiani rosei, che rumoreggiavano nell’acqua del canale delle Saline che costeggia la strada per Zapponeta. Scesi dall’auto e trovai riparo dietro un vecchio e semidiroccato magazzino per attrezzi che dava proprio sulla sponda del canale. Piazzai con cura il treppiedi in modo da abbassare il più possibile il punto di ripresa, e scattai alcune fotografie in rapida successione. Questo scatto fa parte di una sequenza in cui il gabbiano roseo si leva in volo e mostra chiaramente di essere stato inanellato. 
Olympus OM2, MTO 1000 mm, 1/125 f 11.
Per chi usa una reflex autofocus è importante che tra la macchina ed il soggetto non vi siano ostacoli (ad esempio rami, fili d’erba) che potrebbero indurre in errore l’autofocus. Se notate difficoltà nella messa a fuoco passate alla modalità manuale. Per chi lavora in manuale è consigliabile eseguire una pre-focheggiatura nel punto prestabilito (ad esempio il posatoio abituale) ed effettuate solo la messa a fuoco di precisione al momento dello scatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: Poiana
Per fotografare questa Poiana sono dovuto rimanere in macchina seminascosto dalle lunghe fronde di un salice scattando con l’obiettivo poggiato sul finestrino.
Altre volte avevo cercato di riprendere altre Poiane nella stessa zona, ma mai così da vicino. 
Scattai ad 1/125 di secondo con pellicola 100 ISO, diaframma f 11 ed obiettivo MTO 1000 mm. Regolando la messa a fuoco, come da manuale, rigorosamente sull’occhio della Poiana.

Con lunghi teleobiettivi attenti alla focheggiatura. La scarsissima profondità di campo di questi obiettivi spesso non è sufficiente a compensare errori di messa a fuoco.

Se necessario utilizzate gli appositi schermi intercambiabili per la messa a fuoco. Offrono una migliore visibilità e luminosità, oltre a risolvere il problema dell’oscuramento della zona centrale del mirino.

Utilizzate ogni volta che è possibile il treppiedi e lo scatto a distanza (elettrico o manuale non importa).

N.B. Se lavorate in autofocus attenzione a non superare la soglia minima di luminosità degli obiettivi al di sotto della quale l’autofocus non funziona più (solitamente f 5,6).

Inoltre l’uso del flash è solitamente sconsigliato per l’elevata distanza del soggetto che renderebbe poco utile il suo utilizzo, a meno che non usiate particolari lenti aggiuntive sul flash.

 

Attenti al sole ed al mosso.

Per evitare fastidiosi riflessi e controluce non voluti cerchiamo di posizionarci in modo da avere sempre il sole lateralmente o alle nostre spalle.

Per evitare riflessi indesiderati schermiamo dai raggi del sole l’obiettivo con un cartoncino nero. Avvolgiamo il cartoncino attorno al corpo dell’obiettivo e fissiamolo con un elastico.

Calcoliamo l’esatta esposizione sovraesponendo leggermente.

Il pericolo del micromosso è sempre in agguato, cauteliamoci cercando di ridurre al minimo le vibrazioni. Usiamo il treppiede e l’autoscatto o il telecomando o lo scatto a distanza. Se le circostanze lo permettono mettiamo a fuoco, regoliamo l’esposizione preferendo i tempi più rapidi, componiamo l’inquadratura, solleviamo manualmente lo specchio della reflex e scattiamo con lo scatto a distanza.

 

Sfruttiamo il controluce

Se abbiamo il sole di fronte esponiamo per le luci in modo da sottoesporre il soggetto principale.

Ne risulterà un controluce. Sfruttiamo questa tecnica soprattutto nelle ore dell’alba e del tardo pomeriggio, quando la luce diventa insufficiente a scattare con obiettivi poco luminosi.                                      

 

Fenicotteri

 

 

La nidificazione

La fotografia di animali e di uccelli in particolare durante le fasi del corteggiamento, e della nidificazione sono tra le più ambite dai fotografi naturalisti, ma anche le più delicate da realizzare. Innanzitutto evitate di arrecare qualsiasi disturbo, altrimenti, se ciò non fosse malauguratamente possibile, rinunciate.

Se ci si deve appostare è bene costruire un piccolo capanno (anche in tela 1,5 x 1,5metri) da lasciare in loco per qualche giorno. Così gli uccelli avranno il tempo di abituarsi alla sua presenza.Poi evitate l’uso di flash e macchine molto rumorose con scatto a raffica.

                    

 

                   Cicogne

 

Esaurite le raccomandazioni, diciamo che si deve prediligere la massima nitidezza (quindi diaframmi chiusi –  f,11 o f,16-), perché il soggetto è tendenzialmente fermo e se si muove lo fa lentamente.

 Raccontate una storia

Se avete la possibilità di documentare una nidificazione cercate di trovare un motivo conduttore, racconterete una storia per immagini. E’ un tipico caso in cui il soggetto si presta bene a questo risultato!

Riprendete le varie fasi del corteggiamento, o dello svezzamento dei piccoli, documentatele.

La sequenza qui sotto documenta, ad esempio, la nidificazione di due esemplari di Ciconia Ciconia avvenuta nel 1999 in contrada Moschella (agro di Cerignola). Come si può vedere il nido poggia su un palo dell’Enel. Nacquero quattro piccoli. Solo due presero il volo.

 

 

 

 

  

 

                         

la preparazione del nido                                                                     la cova                                                           i piccoli con uno dei genitori

 

 

Lezione n. 4

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Il Microcosmo: regole tecniche ed attrezzatura necessaria

1.     Il microcosmo

Il microcosmo è il mondo che si estende un gradino più in basso del nostro, dove i nostri sensi perdono la percezione dello spazio e la consapevolezza della perfezione del mondo si rafforza.

Scoprire la sua esistenza è un’esperienza che affascina e rende più intimo il proprio rapporto con la natura.

I principali soggetti sono foglie, fiori, piante, insetti, ma anche semplici formazioni calcaree o di ghiaccio, Ogni soggetto è valido se riesce ad incuriosirci.

 

 

2.     ATTREZZATURA NECESSARIA

Tecnica di ripresa

Una volta trovato il soggetto dobbiamo esaminare la nostra attrezzatura e decidere come fotografarlo. Normalmente si usano obiettivi macro e/o, in aggiunta ai normali obiettivi, lenti addizionali, tubi di prolunga, moltiplicatori di focale, soffietti di prolunga, anelli di inversione etc… .

Esaminiamone i vari aspetti:

 

Lenti addizionali: sono elementi aggiuntivi da avvitare davanti all’obiettivo. Consentono di ridurre la distanza di minima messa a fuoco. Tanto più forte è la diottria (1 - 1,5 – 2 – 3 - 4 diottrie) tanto minore sarà la distanza minima di messa a fuoco e più grande l’immagine sulla pellicola.

 

Tubi di prolunga

I tubi di prolunga vanno interposti tra obiettivo e corpo macchina. Allontanano l’obiettivo dal piano della pellicola.

Tanto è maggiore la lunghezza del tubo, tanto più il soggetto risulterà ingrandito; ne consegue una netta caduta di luce, con tutte le problematiche del caso, ed una ridottissima profondità di campo.

Il rimedio consiste nel chiudere almeno un po’ il diaframma ed utilizzare il flash (ma con fortissimi ingrandimenti quello normale  non va bene, ci vuole quello anulare che si monta davanti all’obiettivo) oppure nell’utilizzo di tempi di posa molto lunghi (1/8, 1/4 di secondo (con conseguente rischio di mosso).

 

 

 

 

Soffietti di prolunga

Il soffietto, al contrario dei tubi di prolunga che hanno dei rapporti d’ingrandimento fissi, consente un allontanamento progressivo dell’obiettivo dal corpo macchina. Questo permette di scegliere accuratamente il rapporto d’ingrandimento più adatto al soggettocce si vuole fotografare. Gli inconvenienti sono gli stessi dei tubi di prolunga.

Alcuni soffietti permettono anche il basculaggio dell’obiettivo. Questo accorgimento amplia di molto la profondità di campo disponibile e rende possibile ottenere foto molto nitide a diaframmi abbastanza aperti.

 

 

 

 

 

Anello d’inversione

L’anello d’inversione permette di montare l’obiettivo capovolto, il rapporto di riproduzione con gli obiettivi normali va da 1:1,5 a 1:2.

Poiché i meccanismi che trasmettono gli automatismi sono inservibili, con l’ottica capovolta, la misurazione dell’esposizione e lo scatto vanno  fatti regolando manualmente il diaframma, mentre la messa a fuoco va fatta tutta apertura per evitare l’oscuramento del mirino.

 

 

 

Gli obiettivi macro

Gli obiettivi macro sono normali obiettivi studiati e progettati per poter mettere a fuoco (e rendere comunque un’ottima qualità ottica) anche a brevi distanze. Permettono di effettuare  forti ingrandimenti fino ad 1:1.

Si utilizzano come un qualsiasi obiettivo e trasmettono tutti gli automatismi come un obiettivo non macro.

Ricordate che man mano che si ingrandisce l’immagine diminuisce la sua luminosità.  L’uso di questi obiettivi, appositamente progettati per la macrofotografia, la preparazione del nido

 permette di ottenere forti ingrandimenti mantenendo una luminosità minima sempre molto buona.

 

 

 

 

Il flash nella fotografia a distanza ravvicinata

Nel caso di soggetti in ombra o con cielo nuvoloso è consigliabile usare il flash come riempimento. Un leggero colpo in modalità slow-sinc, (anche rear-seconda tendina- va bene) rende quasi sempre il soggetto più leggibile ed elimina le ombre principali (ma attenti a non aggiungerne di nuove, usatelo con moderazione).

Nei modelli non predisposti si può utilizzare la macchina in manuale tenendo presente che la luce flash si va a sommare a quella ambiente. Attenzione a non sovresporre il soggetto compensando l’emissione di luce con una sottoesposizione di almeno 1 stop sia sulla macchina fotografica che sul flash.