|

Con
l'espressione "zona umida" si vuole in genere ricomprendere
un gran numero di ambienti legati all'acqua, dal lago alla palude,
dallo stagno ai corsi d'acqua, per quanto grandi o piccoli essi
siano.
Più
esattamente, secondo la definizione del D.P.R. del 13.3.1976 n.448,
G.U. n. 173 del 3.7.1976, per "zona umida" si intende
"...un'area di palude, torbiera, distesa d'acqua, sia naturale
che artificiale, permanente o temporanea con l'acqua sia ferma
che corrente, dolce, salmastra o salata, includendo anche le acque
marine la cui profondità, durante la bassa marea, non superi
i sei metri".
Ciò
che generalmente colpisce di una zona umida è la richezza
e la varietà di specie presenti.
Spesso
l'intervento dell'uomo è stato determinante per circoscrivere
l'estensione e la conformazione delle aree umide entro i confini
attuali, anche attraverso delle vere e proprie azioni di bonifica.
E',
però, sempre più sentito l'interesse per un'azione
più forte dell'uomo volta al recupero ed alla tutela di
queste aree ricche di bellezze naturali.
Da
un punto di vista ecologico la zone umide rivestono notevole per
la notevole biodiversità che spesso in esse si sviluppa,
per il complesso e delicato equilibrio idrogeologico che ne regola
la vita e per la molteplicità di sistemi con i quali si
devono interfacciare
Le
zone umide hanno, inoltre, tra le loro principali caratteristiche
un'alta produttività primaria e secondaria, una forte stabilità,
che si ricollega alla capacità del sistema di reagire a
squilibri indotti al suo interno e di ripristinare il proprio
equilibrio, ritornando così allo stato originario.
Possono
distinguersi in naturali ed artificiali.
Le
prime comprendono i laghi interni ed i laghi costieri, le torbiere
(zone di lento e costante accumulo di detriti vegetali in aree
depresse del terreno), rive e corso dei fiumi, estuari e delta
alle foci dei fiumi, stagni ed acquitrini, lagune, litorali ed
acque marine.
Le
seconde (zone umide artificiali) sono costituite principalmente
da casse di espansione delle acque dei fiumi in piena, invasi
di ritenuta delle acque da destinarsi ad uso irriguo, canali,
saline.
I
laghi, gli stagni e le paludi costiere sono generalmente orientati
parallelamente alla costa e separati dal mare da una barriera
o un cordone litorale, in comunicazione con il mare attraverso
una o più foci.
Le
lagune costiere possono essere più o meno soggette alla
marea e la salinità può variare sensibilmente a
seconda del bilancio idrogeologico tra acque dolci e salate.
Gli
stagni costieri non risentono delle maree, ma possono comunicare
con il mare attraverso varchi.
Il
termine palude è, invece, normalmente riservato a tipologie
di stagni e paludi costieri d'acqua dolce. |