A
pochi chilometri da San Ferdinando di Puglia si
trova la Cava del conte Cafiero, per
raggiungere la quale , una volta usciti da San Ferdinando, ci
si dirige verso Canosa e, percorsi pochi chilometri,
si svolta a sinistra per la Contrada San Samuele
e, tenendo la destra per circa cinquecento metri,
si giunge a destinazione.
L’ingresso della
cava è posto in corrispondenza di un vecchio e cadente mulino
schiacciasassi in legno, tipico esempio di archeologia industriale.
Da un punto
di vista strettamente botanico, la cava è un vero gioiellino.
Inserita all’interno
di un territorio ricco di coltivazioni intensive, la cava è
ricca di preziose essenze botaniche e costituisce un microambiente
all’interno del quale hanno trovato il proprio habitat numerose
specie di volatili e svariate specie floreali (molte
delle quali protette ed inserite nella lista
rossa nazionale e regionale delle specie in pericolo).
Tra marzo e maggio si possono osservare preziose orchidee come:
ophrys
collina, barlia
robertiana, ophrys
sphegodes, ophrys
incubacea, ophrys
sicula,
serapias vomeracea ed molte altre specie
floreali come il
lentisco, l'urginea
maritima, l’asfodelo
mediterraneo, l'asfodelo
giallo, il tasso
barbasso, l’euphorbia,
le orchidee spontanee e diversi arbusti tipici della gariga,
come la rosa
canina, il pungitopo.
La
cava vera e propria si compone, in realtà di due cavità scavate
nel terreno.
La
prima, più grande, sorge nei pressi del vecchio
mulino schiacciasassi, la seconda
si sviluppa alle sue spalle ed è raggiungibile
percorrendo il tratturo che parte dall’ingresso e gira attorno
alla prima cavità.
Considerata
l’esistenza di due cave, e di alcuni inghiottitoi (o meglio
piccole cavità abbandonate ) la cava si sviluppa su più livelli
e un’escursione in periodi di fioritura primaverile può richiedere
dalle tre alle quattro ore di trekking di media difficoltà.
Vista la particolare
abbondanza di specie floreali, è consigliabile recarvisi in
escursione tra marzo e maggio, periodo di massimo splendore
della fioritura primaverile.
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